Udito perfetto, cinque importanti cose da tenere a mente

Udito perfetto
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Udito perfetto, un continuo e misterioso processo inconscio

Per sottolineare la ricorrenza del mese della consapevolezza dell’udito, Healthy Hearing ha pubblicato l’altro ieri, 2o ottobre 2015, un articolo sull’udito perfetto, a firma Debbie Clason, dello staff del portale che si occupa di problemi legati all’udito.

Dopo aver richiamato alla mente del lettore quanto sia misterioso il processo dell’udito perfetto (i suoni vengono recepiti dall’orecchio e trasmessi al cervello per l’elaborazione, senza che nessuno si fermi a pensare cosa stia effettivamente accadendo, processo inconscio), l’articolo vuole far affiorare, per una volta, ciò che diamo normalmente per scontato, cioè la consapevolezza dei vari elementi che sono coinvolti in un udito perfetto.

1. Quali sono i passaggi che contraddistinguono l’udito perfetto

• Il tuo orecchio esterno (padiglione auricolare) agisce come una parabola satellitare per raccogliere il suono nell’ambiente e avviarlo all’orecchio interno.
• L’orecchio interno traduce il suono in impulsi elettrici e lo invia attraverso il nervo uditivo.
• Una volta che gli impulsi elettrici arrivano al cervello, vengono interpretati e tradotti in suoni riconoscibili.

2. Udire è tutta una questione di peli e ciglia

Questa è la seconda cosa importante da tenere a mente. In effetti sappiamo tutto sui nostri capelli, come farceli tagliare e come trattarli.

Spesso ci dimentichiamo però che il nostro orecchio e quindi un udito perfetto funzionano grazie all’esistenza delle “cellule ciliate“.

Cito testualmente dall’articolo in questione: «Queste cellule ciliate – circa 16.000 di loro – sono arrotolate come un tappeto all’interno della coclea. Quelle a una estremità del tappeto sono responsabili per la traduzione vibrazionale dei suoni più acuti e, proprio come una tastiera di pianoforte, quelli sull’altra estremità sono responsabili delle vibrazioni sonore nel registro inferiore. Quando le cellule ciliate muoiono, si perde la capacità di ascoltare i diversi suoni, a seconda di dove sono posizionate le cellule danneggiate. Diversamente dai capelli sulla testa, purtroppo, le cellule ciliate dell’orecchio interno, una volta distrutte o danneggiate, non ricrescono più.»

Questo è il motivo per cui alla prova audiometrica risulti carente in presenza di specifici stimoli sonori, oppure malauguratamente a tutti o quasi.

E questo è anche il motivo per cui è indispensabile proteggere per tempo l’udito (almeno quando si può, in caso di rumore eccessivo, scoppi o spari; con farmaci ototossici o per patologie come Ménière c’è in realtà poco da fare per un udito perfetto).

3. Lo sapevi che l’orecchio sinistro è più emotivo del destro?

Sembra, lo dicono gli scienziati, che non ascoltiamo allo stesso modo con un orecchio o quell’altro.

Il sinistro è sintonizzato sulla musica, il destro è più per la logica (detto in soldoni).

E’ interessante però conoscere cosa porta con sé questo principio. Chi ha perso l’udito dall’orecchio sinistro è meno sensibile alle emozioni, in famiglia, per esempio. Chi invece ha problemi con il destro fa fatica a rimanere con i piedi per terra e a gestire situazioni complesse sul piano pratico. Lo confesso, questo aspetto non lo conoscevo proprio, speriamo sia vero…

4. Il destro e il sinistro si comportano come gregari del cervello

Che vuol dire? Che un udito perfetto è binaurale e che il cervello si destreggia meglio in situazioni caotiche se può contare sulla percezione dell’origine del suono, cioè da dove, con quanta intensità, per reagire, per esempio, a una situazione di pericolo, ma non solo.

Ancora una volta questo è il motivo perché è fondamentale servirsi degli apparecchi acustici per entrambi i lati per avere un udito perfetto, per quanto possibile, e bilanciato al massimo. Pare infatti che ascoltare da ambo i lati vuol dire avere un udito quattro volte superiore a quello che si ha con uno soltanto.

5. La perdita d’udito comporta una maggiore stanchezza

L’età, per una volta, non c’entra. Quando si fa fatica a sentire bene bisogna concentrarsi maggiormente e il processo dell’ascolto smette in un certo senso di essere automatico ma diventa volontario. Da qui la stanchezza, a qualsiasi età.

Uno studio del Better Hearing Institute informa che la perdita di produttività negli USA, stimata in 56 miliardi di dollari l’anno, deve attribuirsi in buona parte a ipoacusia e stanchezza conseguente.

Sarebbe interessante poter disporre di una ricerca analoga anche per l’Italia. Ma ci dicono dalla regìa che abbiamo altri problemi al momento.

Buona giornata!

Fonte: Healthy Hearing

P.S. -1- Se anche tu hai lo stesso problema degli acufeni  o di Ménière lascia un commento e, se lo vuoi, descrivi la tua esperienza. Chissà che insieme non troviamo la soluzione.

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