Sacco endolinfatico, se soffri di Ménière ti conviene saperne di più

sacco endolinfatico
Share

Sacco endolinfatico e Ménière, una stretta correlazione

Qualche giorno fa mi è stato chiesto se sono in grado di spiegare come avviene il deflusso del liquido in eccesso nel sacco endolinfatico. E soprattutto perché in certi casi questo deflusso non avviene, come dovrebbe, prendiamo per esempio la sindrome di Ménière.

Nella sindrome di Ménière appunto, per quanto ne so e per quanto ho potuto capire (da paziente) nel corso di questi lunghi anni di “sopportazione”, il deflusso del liquido in eccesso nel sacco endolinfatico non avviene regolarmente, e da qui nasce la nostra “tragedia”.

Che consiste nel dover affrontare con minore o maggiore frequenza sintomi come vertigini e vomito e instabilità e perdita d’equilibrio, senza che nessuno (la Scienza…) ci capisca nulla sulle cause che scatenano i fenomeni.

Né è dato sapere quando queste circostanze si verificheranno nuovamente, stante il fatto che fra una crisi e la successiva possono anche intercorrere periodi di cosiddetta latenza o assenza di sintomi, anche questi inspiegabili con le attuali conoscenze “scientifiche”.

Solamente ipotesi

Una delle ipotesi più accreditate per spiegare la patologia pare sia essere quella che vede in primo piano la responsabilità del sacco endolinfatico il cui svuotamento, o appunto, il mancato svuotamento, causerebbe l’instaurarsi degli spiacevoli effetti che ho citato sopra.

Ora, tornando alla domanda che mi è stata posta, naturalmente non ne so proprio nulla.

Motivo per cui ho cercato a destra e a manca una risposta, e mi sono così imbattuto in una ricerca, per la verità non recentissima (un anno fa).

La domanda che si sono posti i ricercatori era sostanzialmente come avviene il processo di svuotamento del sacco endolinfatico.

E hanno scoperto in particolare due fenomeni.

Il primo fa riferimento alla pressione esercitata dal liquido in eccesso sulle pareti del sacco endolinfatico (riempimento)

Il secondo spiega la struttura del sacco, che consiste nella sovrapposizione di microscopiche lamelle che, sotto la pressione esercitata dal liquido in eccesso, si allargano, creando così degli interstizi attraverso cui il liquido in eccesso defluisce (svuotamento).

 

I loro risultati rivelano un meccanismo biologico unico per mantenere la pressione e la composizione dei fluidi e possono informare lo studio e il trattamento di disturbi che comportano difetti della pressione dell’orecchio interno come la malattia di Meniere, una condizione caratterizzata da vertigini, perdita dell’udito e acufene nelle orecchie.

A che mi serve questa scoperta?

Apparentemente, a nulla.

In realtà, visto che nella sindrome di Ménière il meccanismo naturale di fuoruscita dei fluidi non funziona correttamente, può spiegare il perché dispositivi studiati per regolare la pressione dell’orecchio interno possono aiutare a ristabilire o a favorire il processo di svuotamento del sacco endolinfatico.

Evitando così a chi soffre della sindrome di Mènière di dover fare costantemente i conti con una patologia tanto subdola quanto misteriosa.

E a rendere, possibilmente, la vita vivibile, cioè come dovrebbe semplicemente essere.

Naturalmente, chi vuole saperne di più potrà leggere la descrizione più dettagliata della ricerca.

A patto che non si aspetti di trovare uno studio sull’uomo (sarebbe impossibile a scatola cranica aperta…).

Nel caso in questione infatti sono stati studiati embrioni di pesce zebra, dato che in quel periodo della loro esistenza sono totalmente trasparenti e possono quindi essere studiati con tutta calma, attraverso micro-fotografie e filmanti che ne documentano l’attività.

In ogni caso, conoscere la struttura del sacco endolinfatico potrà in futuro aprire la strada a nuovi approcci verso la nostra patologia.

Ho risposto alla domanda iniziale?

Forse no, ma adesso so che quando tento di modificare la pressione nell’orecchio, sto facendo qualcosa che ha un fondamento razionale.

Lo dice la “Scienza”…

 

Lascia un commento da Facebook

Leave A Response