Protesi acustiche, sempre meglio che non sentire nulla?

Protesi acustiche
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Protesi acustiche, quanto conta la soddisfazione del cliente

Altroconsumo (Dicembre 2015, n.298) manda in edicola un inserto di alcune pagine sulle protesi acustiche, collocandolo nel supplemento della rivista “TestSalute“, n.119, dicembre 2015, pp.26-29.

Le protesi acustiche, com’è ovvio, sono il pane quotidiano degli Audioprotesisti, motivo per il quale credo di fare cosa gradita agli addetti ai lavori riferendo le linee generali dell’inserto in questione.

Il titolo del servizio è “Protesi, meglio che non sentire”

Tanto basta per farsi già un’idea di quanto si troverà nell’articolo.

L’incipit del pezzo è ancora più eloquente: «A dispetto della pubblicità delle protesi acustiche, che spiega come sarà facile sentire dopo essere entrati in negozio, chi ha un udito debole può testimoniare che un apparecchio non fa miracoli. Lo racconta chi conosce i problemi di sordità, gli intervistati di questa inchiesta, che raccoglie le esperienze di oltre 3.600 cittadini europei, di cui 887 italiani

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In effetti, questo lo aggiungo io che sono portatore di apparecchi acustici, non si capisce perché la pubblicità si ostini a far leva sull’unico (?) punto debole delle protesi, il cui contributo in un ambiente rumoroso come il ristorante, è praticamente uguale a zero, non ci senti una mazza.

Quando i pubblicitari prenderanno atto del travisamento della realtà, si accorgeranno anche di aver reso un pessimo servizio alla causa. Troppo forte è la discrepanza fra la soluzione promessa e la realtà percepita dall’utente.

Gli Audioprotesisti ne escono a testa alta, ma solo per un aspetto

Ed è che il 66% degli intervistati riconosce loro una grande gentilezza e sollecitudine nel seguire il cliente nella fase di adattamento.

Grande soddisfazione viene anche manifestata verso la possibilità di «usufruire di un periodo di prova prima dell’acquisto, come previsto da alcuni punti vendita.»

Del resto soltanto il 17% del campione (che a me comunque sembra una cifra tutt’altro che trascurabile) dichiara di aver restituito senza alcuna penale le protesi perché non funzionavano nel caso specifico.

In Italia le protesi acustiche costano di più

In media, riferisce l’inserto, 4.500 € a coppia, contro i 3.000 che si pagano in Belgio, Spagna e Portogallo. Annosa questione. Come mai?

A difendere il prezzo praticato in Italia, e a proteggere gli Audioprotesisti dall’accusa di “fare cartello” azzerando così la concorrenza, è Corrado Canovi, segretario nazionale ANA (Associazione Nazionale Audioprotesisti).

Senza che tuttavia le sue argomentazioni convincano del tutto nel loro insieme. E’ vero, per esempio, che le ASL pagano il contributo all’acquisto delle protesi dopo tre anni dalla fornitura.

Più deboli sembrano quelle riferite al percorso di laurea, che da noi è obbligatoria per l’operatore del settore mentre altrove no; così come non mi sembra che possano entrare nella formazione del prezzo delle protesi le 50 ore obbligatorie di aggiornamento

Se avessero intervistato anche me non avrei esitato a promuovere quantomeno il mio Audioprotesista per l’impegno e la competenza, che diamine un po’ di ruffianeria non guasta!

E mi atterrei però scrupolosamente al consiglio perentorio di Altroconsumo: «Serve un periodo iniziale di adattamento e di taratura del dispositivo sui bisogni del paziente. Possono servire anche diverse settimane di test: meglio chiedere esplicitamente all’audioprotesista se anche questo è incluso nel prezzo

Ecco, io penso che l’assistenza sia fondamentale, e in certa misura anche impagabile…

Buona giornata!

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