Prevenire una crisi di Ménière. Personalmente mi aiuto così

crisi di Ménière
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Prima domenica di marzo. Bel tempo, si prevede una giornata eccitante

Come sai, se mi segui da qualche tempo, il mio problema, oltre agli Acufeni, è il Ménière.

Non saprei dire qual è il disturbo più difficile da sopportare, ma nel mio caso specifico il problema non si pone perché sono entrambi presenti tutti i santi giorni del calendario.

Mi spiego meglio: gli acufeni ci sono sempre, giorno e notte (però di notte dormo tranquillamente, e mi rendo conto che questa è già una bella fortuna).

Di giorno comunque non se ne vanno, anche se a dire il vero non mi stravolgono la vita (mi sento un po’ in colpa per quelli che dicono di impazzire).

Tranne quando fa la sua comparsa indesiderata il caro amico Ménière

Quando infatti si manifesta Ménière, per prima cosa gli acufeni vanno a mille, e questa è una delle poche avvisaglie che qualcosa di più brutto sta per arrivare.

E qui vengo alla prima domenica di marzo, giornata soleggiata, appena appena freddina quanto basta.

Il programma è ricco: andrò a visitare una carinissima mostra a Palazzo Attems, qui a Gorizia, che presenta una carrellata di tabelle pubblicitarie realizzate a partire dal 1900 e fino al 1950. Si chiama: “Sogni di latta… e di cartone“, e chiude giusto oggi, occasione ghiotta, mi ci ficco.

Sorpresa, al mattino mentre tento di atterrare con il primo piede, realizzo subito che qualcosa non va. A parte gli acufeni a palla, percepisco quel fastidioso senso di nausea che solo chi ha il Ménière è in grado di capire.

Seduto sul water (niente paura, ci sono arrivato da solo, al momento non è una vera crisi…), medito sull’inutilità di essermi dotato di un MeniQ su cui ripongo tutte le mie speranze. Mannaggia, non c’è fine a questo strazio…

Che faccio adesso? Per prima cosa eseguo, nonostante tutto (sfiducia, abbattimento ecc.), il mio esercizio mattutino con il MeniQ (il primo dei tre che faccio tutti i giorni, cascasse il mondo, guai se no).

Mi calmo, ma la nausea e il fastidio non passano (so che MeniQ non fa miracoli di botto).

Il passo successivo è l’assunzione di una capsula contenente esclusivamente zenzero (non voglio fare pubblicità al prodotto ma puoi chiedermi di che si tratta) che in genere funziona molto bene per la nausea, infatti è consigliato per il mal di mare e d’auto, nave, treno.

Il risultato questa volta tarda a venire, e io però non vorrei perdermi la mostra.

Dopo colazione mi dedico a una sessione supplementare di MeniQ, hai visto mai, e poi altre volte ha funzionato…

La situazione inizia a migliorare, ma c’è un residuo di fastidio che non saprei definire.

In ogni caso usciamo, guida mia moglie, la prudenza non è mai troppa.

La mostra si rivela interessantissima

Colori, fantasia, inventiva, arte (davvero oggi non c’è più la pubblicità di una volta…).

Ovviamente c’è di tutto: birra, ferrochina, anisetta, preservativi, macchine da cucire, rudimentali lavatrici a tre usi, carte da parati, sartorie, moda, bici, la vespa, la fiat, moto, gomme pirelli, c’è da perdere la testa…

E infatti non può non venirmi in mente che proprio nel corso di una mostra a Venezia più di un anno fa, sono stato preso dalla cosiddetta sindrome di Stendhal, come ho già raccontato in un altro articolo tanto tempo fa (ma allora non avevo incontrato il MeniQ sulla mia strada di paziente Ménière…).

Questo pensiero, unito al ritorno del fastidio che in genere lascia presagire una crisi, mi induce a guadagnare frettolosamente l’uscita.

Mia moglie scruta il mio tipico pallore di quando si avvicina la “catastrofe“, mi chiedo se è tutto OK, le rispondo così così.

Ci attendono a pranzo dove abbiamo prenotato. Lasciar perdere? Neppure per sogno.

Mia moglie si mette alla guida mentre io, lungo il viaggio, ci do dentro con il MeniQ.

Eseguo il mio solito esercizio, con calma, non pensando ad altro se non che ce la posso fare, con caparbietà e tenacia.

Finalmente tutto, a parte gli acufeni, è rientrato nella norma.

Mi sono gustato senza problemi il mio baccalà con polenta.

Aggiungo che questa non è la prima crisi di Ménière, che mi sono evitato.

Non per nulla eseguo puntualmente i tre esercizi giornalieri e il MeniQ ce l’ho sempre in tasca per qualsiasi evenienza.

E domani? E’ un altro giorno. Sono atteso a un funerale, ma non ne sono il protagonista. Si può volere di più dalla vita?

 

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