Nuova terapia acufeni, speranze da un farmaco antiepilettico

Nuova terapia acufeni
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Nuova terapia acufeni, una ricerca su un farmaco antiepilettico fa ben sperare

Si fa strada l’idea di una nuova terapia acufeni basata sugli effetti secondari di un farmaco antiepilettico.

E’ il frutto di una ricerca pubblicata recentemente (22 marzo 2016) su Molecular Pharmacology con l’enigmatico titolo: “Synthesis and Evaluation of Potent KCNQ2/3-specific Channel Activators” (vai all’Abstract).

A sua volta, il 30 marzo 2016, Science Daily ha pubblicato un  resoconto della ricerca con il titolo: “Team redesigns epilepsy drug to increase potency, specificity, reduce side effects“.

Qual è la sostanza della nuova terapia acufeni

Può piacere o no, ma la natura dell’acufene è tale da assimilare questo disturbo all’epilessia; in effetti sempre di ipereccitabilità nervosa si tratta.

Ecco spiegato il motivo per cui il tentativo di mettere a punto un farmaco anti-acufene è partito proprio da una specialità medicinale già approvata dalla FDA per l’epilessia, la Retigabina.

Va detto che attualmente soffrono di epilessia 65 milioni di pazienti nel mondo, e anche se sono disponibili almeno 20 farmaci per la patologia, fra il 25 e il 40% dei pazienti sono refrattari ai trattamenti. Ecco la necessità di trovare una nuova terapia sia per l’epilessia e, a cascata, anche per gli acufeni.

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Responsabile dello studio scientifico è un team di ricercatori dell’Università di Pittsburg che non deve essere proprio nuovo a ricerche di questo genere, stante il fatto che già nel 2013 un articolo della Fondazione Veronesi raccontava di una ricerca parallela sempre a Pittsburg.

Gli acufeni sarebbero lo sgradito risultato di una malattia dei canali potassici al livello del nucleo in questione. Si può curare,  questa malattia? I ricercatori pensano che abbia efficacia un farmaco anti-epilettico che agisce sui canali del potassio, e per testarlo hanno fatto un esperimento su topi. I topi, dopo sedazione, sono stati sottoposti da un orecchio a un suono di 116 decibel, che corrisponde a una sirena d’ambulanza, per 45 minuti, la “soglia” conosciuta per provocare acufeni nel 50 per cento dei casi. Al fine di valutare l’efficacia dell’antiepilettico, la retigabina,  a una parte dei topi è stato somministrato sotto forma d’iniezioni durante l’esposizione sonora, a 30 minuti dalla sua fine e poi due volte per i 5 giorni seguenti. Sette giorni dopo l’inizio dell’esperimento, i ricercatori hanno testato i topi per sapere se avevano o no sviluppato gli acufeni. Li hanno sottoposti a un suono continuo di 70 decibel, interrompendolo brevemente ogni tanto. I topi senza acufeni percepivano la pausa e si calmavano, mentre gli altri non si rendevano conto che il suono era cessato, e continuavano ad agitarsi. I ricercatori hanno constatato che i topi che avevano avuto il farmaco presentavano meno acufeni. Mentre non è stata una sorpresa che avessero sviluppato acufeni il 50 per cento dei topi non trattati. (citazione tratta da Fondazione Veronesi, novembre 2013)

Ora, la Retigabina, il farmaco anti-epilettico, oltre a non funzionare per tutti i pazienti, ha effetti collaterali non di poco conto e che non possono essere trascurati.

Quali effetti collaterali? Fondamentalmente: anomalie retiniche, ritenzione urinaria, decolorazione cutanea.

Il nuovo preparato per epilessia e acufeni

Di qui l’importanza di mettere a punto un nuovo farmaco più efficace, e allo stesso tempo privo (quasi del tutto) di effetti collaterali.

A scanso di equivoci e di fughe in avanti, occorre specificare che il “farmaco” in questione è ben lontano dall’essere immesso in commercio ed è stato sperimentato finora soltanto in laboratorio. Deve quindi affrontare ancora tutti i passi che lo porteranno (forse) all’approvazione per uso umano

Ma vediamo cosa hanno fatto i ricercatori. Hanno preso sostanzialmente in esame la struttura dei componenti della Retigabina per migliorarne le capacità terapeutiche.

Da sapere, per capire di cosa stiamo parlando e in che cosa consisterebbe la nuova terapia acufeni, che la Retigabina agisce attivando tutte e cinque i canali di trasporto del potassio (nella categoria KCNQ), ma soltanto due di essi, cioè KCNQ2/3, sono importanti per stabilizzare le membrane cellulari del cervello, coinvolte nei disordini relativi all’ipereccitabilità nervosa, come nel caso di epilessia e acufeni.

Il nuovo ipotetico farmaco (“RL-81“), non ancora approvato, è studiato appositamente per intervenire su questi due canali del potassio.

Dagli studi scientifici per migliorare le potenzialità della Retigabina è nato anche un altro composto sperimentale, contrassegnato con la sigla “SF003“.

A questo punto i ricercatori potevano disporre di tre preparati: Retigabina,”RL-81″ e “SF003”.

Li hanno messi a confronto (in laboratorio, quindi non ancora sugli animali né tanto meno sull’uomo) e i risultati sono stati sorprendenti.

Infatti “RL-81” ha mostrato di essere quindici volte più efficace della Retigabina, e tre volte più efficace di “SF003”.

Cosa ugualmente importante: con minori effetti collaterali prevedibili (che comunque ci sono, come per ogni farmaco che si rispetti).

Gli esperimenti hanno anche dimostrato come “RL-81” sia in grado, nel caso degli acufeni, di prevenire l’ipereccitazione delle cellule nervose del sistema acustico.

Commenta il Dr. Peter Wipf, uno dei ricercatori coinvolti: «Non resta, a questo punto, che studiare ulteriormente il preparato (RL-81) su modelli animali in presenza di epilessia e acufeni prima di passare alla fase clinica [cioè sull’uomo, ndr]. “RL-81” sembra avere grandi potenzialità per il trattamento di queste impegnative condizioni neurologiche.»

Avremo finalmente una vera nuova terapia acufeni? Le premesse sembrano esserci.

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