Mirò, una mostra anche per ipodudenti che non puoi perderti

Mirò
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Mirò, la mostra a Villa Manin di Passariano

Per una volta, anche per alleggerire i toni dei miei post necessariamente un po’ pesantini anziché no, visto l’argomento di cui trattano, permettimi qualche riflessione sulla grande mostra che Villa Manin di Passariano dedica a Mirò (dal 17 ottobre 2015 e fino al 3 aprile 2016), il cui titolo è: “Soli di Notte“.

“Soli di Notte”, a scanso di equivoci, non sta per “Soli di notte, oddio che paura!”, ma fa riferimento alle visioni che il pittore “vede” contemplando il cielo di notte e sognando ad occhi aperti.

“Quando dormo – cito a memoria una delle sue riflessioni – dormo, e non sogno mai perché sono troppo stanco. Quando invece sono sveglio continuo a sognare a occhi aperti”.

Perché quella di Mirò è una mostra anche per ipoudenti?

Semplicemente perché gli organizzatori della mostra dedicata a Joan Mirò hanno pensato di dotare gratuitamente i visitatori di uno strumento indispensabile come l’audioguida che normalmente in tutte le mostre (almeno in Italia) viene offerta a parte e a pagamento.

Mirò

Dal depliant della mostra a Villa Manin

Permettendo così anche a chi ha problemi di udito di poter usufruire di tutte le spiegazioni offerte dall’audioguida.

E’ vero, una mostra di questo genere, che comprende opere pittoriche, sculture, oggetti arrivati direttamente dallo studio dell’artista, non avrebbe bisogno neppure di essere commentata, però un minimo, giusto per inquadrare un’opera nel suo contesto, è quanto mai opportuno, sia che l’udito sia perfetto, sia che faccia difetto.

La mostra su Mirò non te la puoi perdere, e ti spiego perché

Primo perché di mostre così ben architettate il panorama italiano ne offre ben poche.

Secondo perché parliamo di Mirò, vale a dire uno dei massimi artisti che hanno segnato il secolo scorso e non ha finito ancora di influenzare il secolo presente.

Terzo perché in certe sale (ce ne sono in tutto una ventina  e la mostra prende un’ora e mezza o due) ti sembrerà di entrare direttamente nello studio di Mirò, mentre sdraiato per terra sguazza tra i colori con cui sta “imbrattando” una tela.

Quarto perché Mirò è Mirò e i colori e l’uso che ne fa è unico e ogni opera è una sorpresa.

Quinto perché mi ha colpito l’ammirazione di Mirò per gli ideogrammi giapponesi, e per il tempo che i calligrafi dell’Estremo Oriente dedicano alla meditazione prima di tracciare un segno, che si rivela per questo denso di significato. Tanto da rimanerne conquistato.

Sesto perché non avevo mai sentito un artista dire (cito a memoria): “Non ha importanza che un’opera d’arte continui a esistere o venga distrutta. E’ importante la diffusione dei semi che essa ha sparso in questo mondo”.

Settimo, adesso basta, alza le chiappe e vai a vedere la mostra!

Buona giornata!

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