Ménière ospite indesiderato, che ci fai a casa mia?

Ménière ospite indesiderato
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Ménière ospite indesiderato, un’espressione che mi piace e che però mi fa paura

Ho trovato questa frase “Ménière ospite indesiderato” in uno di quei portali dedicati alla salute, alla medicina e alla chirurgia.

In uno di quelli dove ti spiegano tutto quelloche hai e che potrebbe accaderti, e che si dilungano con un certo compiacimento a descrivere come sarà portato avanti l’intervento cui dovrai sottoporti per stare (forse) meglio.

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In uno primo momento “Ménière ospite indesiderato” mi è piaciuto perché mi è sembrato descrivere bene la condizione in cui mi trovo e con cui devo fare i conti, specie adesso che si è portato via anche quell’altro orecchio, quello che ho sempre considerato buono, e meno male che lo è stato fino a qualche mese fa.

Ménière ospite indesiderato?

Poi però ho considerato questa situazione da un altro punto di vista, e così tutte quelle descrizioni particolareggiate sui possibili, anzi probabili, disastrosi effetti della patologia (e della chirurgia) mi hanno dato la nausea, e così ho cominciato a pensare che quel “Ménière ospite indesiderato” me lo tengo stretto.

Intendiamoci, non sto dicendo che mi sono innamorato della mia patologia, solo che non vorrei darla vinta a chi ti propone rimedi peggiori del male, sia con farmaci ototossici che distruggono l’orecchio, sia con la chirurgia che mira a ottenere il medesimo risultato, e tutto naturalmente a fin di bene, per il tuo bene.

Con l’aggravante che tutto quello che ti viene proposto nessuno di lor signori l’ha mai sperimentato sulla propria pelle, eh già, gli esperimenti meglio farli sugli altri, che dici?

Qualche esempio d’intervento? Eccolo

«La procedura [“The Combined Retrolabyrinthine/ Retrosigmoid Vestibular Neurectomy”] consiste nel praticare una piccola incisione appena dietro la mastoide ed esponendo solo una piccola porzione dell’osso mastoide. Questo permette al chirurgo un accesso più rapido al nervo acustico e dell’equilibrio. Potrà quindi procedere con un intervento di micro-chirurgia alla resezione del nervo acustico dell’orecchio interessato.» Mamma mia!

Conclusione? Nel 95% dei casi remissione permanente delle vertigini, con mantenimento dell’udito nel 99% dei pazienti.

E che succede a quel 5% che ha subito l’intervento senza alcun beneficio o a quell’1% che ha perso l’udito? La scienza valuta i grandi numeri, non tiene conto dei casi personali, ben a sapersi!

Io mi trovo maggiormente in sintonia con chi, affetto da Ménière, chiede (letto su FB, Meniere’s Reources): «Stavo ragionando sull’affrontare in macchina un lungo viaggio guidando da solo per oltre sei ore. Il solo pensiero mette un po’ d’ansia. Qualcuno lo ha fatto? E come si è preparato? Mi aspetto qualche input.» Un po’ d’ansia, certo, ma niente paura, si affronta un lungo viaggio ma anche la vita intera.

Ménière ospite indesiderato? Malattia imprevedibile? Chi l’ha detto? Soltanto chi non la conosce. Io so bene fin dal mattino quando non è proprio il caso di mettermi alla guida, sia che il viaggio sia breve oppure lungo.

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