La sindrome di Ménière raccontata da uno che ne soffre da tempo immemorabile

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Con questo scritto inizio la pubblicazione, a puntate settimanali, del mio racconto sulla sindrome di Ménière.

Seguimi, in linea di massima, il martedì.

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Capitolo Primo

L'antefatto

In principio c'era un bambino fortemente lagnoso con frequenti mal di pancia, irrequieto al punto giusto e viziato come diceva sempre sua madre che non credeva alle sue cosiddette smorfie di dolore in occasione dei frequenti mal d'orecchio. Fastidioso.

Il fatto è che, come tutti bambini del resto, appena venuti al mondo o cresciutelli, andava soggetto a ricorrenti otiti.

Il rimedio era sempre il solito, gocce d'olio caldo instillate nel condotto uditivo o un batuffolo di cotone idrofilo, quello che si usa per disinfettare quando si fanno le punture, imbevuto dello stesso olio d'oliva, indifferentemente vergine o no, ma presumo fosse vergine, anzi extra.

Il dolore era lancinante, insostenibile, inesauribile, inestinguibile.

Poi tutto per fortuna se ne andava, fino all'episodio successivo. Ma si sa come sono fatti i bambini (come sono fatti?), ce ne hanno sempre una e bisogna avere pazienza.

Così per tutto il tempo dell'asilo e delle elementari.

Alle medie le cose sono peggiorate leggermente, anzi no, decisamente, per via del fatto che alle otiti si sono aggiunti fenomeni più incisivi, se possibile.

E questi consistevano nel materializzarsi di un soffio all'orecchio destro, accompagnato da un senso di grande malessere generale e di confusione mentale, oltre che dall'abbassamento dell'udito all'orecchio destro.

Non era ancora instabilità, ma a pensarci bene adesso, forse lo era, o erano i primi sintomi di quanto si sarebbe prodotto più tardi, direi parecchio più tardi, attorno all'avvicinarsi degli “anta”.

 

La faccenda si fa più seria

All'epoca ero in collegio, e non so quale medico cui fui allora indirizzato mi consigliò di usare “alla bisogna” delle supposte di “Audiomugolio”, un lenimento che effettivamente qualcosa faceva perché la mattina dopo stavo meglio e la crisi era passata.

Sfortuna ha voluto che poi quelle benedette supposte siano scomparse improvvisamente dal mercato, non si sa bene se perché poco remunerative o per mancanza di prescrittori, dato che la “Scienza” avanza e nuovi farmaci devono fare la loro prepotente comparsa altrimenti le industrie farmaceutiche di che vivono?

Per me questo venir meno di un aiuto così importante fu una vera iattura: in pratica sono rimasto orfano di un “farmaco orfano” (si dice così di una specialità medicinale che va in pensione...).

Naturalmente per anni ho cercato qualcosa che potesse sostituire l'audiomugolio ma tutte le ricerche sono state vane.

 

Farmaci sì, ma ototossici

Del resto con il senno di poi quella non poteva essere la soluzione nel lungo periodo al mio (allora) incipiente problema che si sarebbe dimostrato, otite dopo otite, molto più grave del previsto.

Tutto questo finché non si è verificato un episodio che mi ha messo K.O. e mi ha mandato in tilt: otite bilaterale gravissima e dolorosissima, da urlo.

Il dolore non allentava la presa, né di giorno, né di notte.

Mi furono somministrati farmaci sempre più potenti e, suppongo adesso, dannosi per l’apparato uditivo (ma allora non ne sospettavo neppure lontanamente la pericolosità).

Ricordo bene di aver implorato il medico di guardia del Pronto Soccorso perché mi somministrasse qualsiasi cosa pur di attenuare la sofferenza.

E la risposta fu più o meno questa: «Oltre a quello che le stiamo già somministrando non possiamo andare. Rischieremmo di mandarla al Creatore...».

Ero troppo giovane e inesperto e non mi passava quindi neppure per il cervello l'idea di chiedere spiegazioni su cosa mi stessero effettivamente somministrando.

Purtroppo ho appreso in seguito, sempre troppo tardi, dell'esistenza di farmaci cosiddetti “ototossici”, quelli cioè in grado di distruggere l'orecchio o comunque di danneggiarlo irreparabilmente.

E chi mi dice (oggi sono in grado di chiedermelo, ahimè senza risposta), chi mi dice che il mio Ménière non sia insorto proprio a causa di quella maledetta otite bilaterale, trattata come è stata trattata con dosi da cavallo di farmaci ototossici?

Il danno è però stato fatto ed è inutile piangere sul latte versato, ti pare?

[continua...]

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