La sindrome di Ménière raccontata da uno che ne soffre da tempo immemorabile – 9

Mantra e buddismo
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Capitolo Ottavo

Mantra e Buddismo

3. Mantra e Buddismo. In quel periodo mia moglie, adesso non ricordo più sulla base di quali circostanze o l’invito di qualche parente o amico di famiglia, aveva iniziato ad avvicinarsi alla pratica buddista, sai quella pratica che prevede la recita di un mantra, da soli o in compagnia.

Non ero, e non sono neppure oggi, in grado di formulare qualcosa di sensato a proposito di questa pratica, ma allora, tanti anni fa, si era diffusa questa idea che vedeva riunite intere famiglie nella pratica.

Recitare il mantra in gruppo potenziava l’effetto, così ritenevamo…

Qual era lo scopo di questa pratica? Non ce n’era nessuno, si praticava e basta, con la segreta convinzione che male sicuramente non poteva fare, e la speranza che se ne sarebbe ricavato un senso di pace interiore.

Vero è che, come in tutte le cose di questo mondo, qualcuno parlava di guarigioni miracolose grazie appunto alla pratica, ma si sa che gli esaltati sono sempre esistiti, nulla di straordinario quindi.

Ma se non si poteva certo sperare in una guarigione miracolosa, come avrebbe potuto essere quella da un cancro per esempio, forse chissà magari si sarebbe potuto venire fuori da un modesto Ménière senza per forza dover parlare di miracoli che non ci crede nessuno.

Così anch’io trascinato a forza dalla consorte ho cominciato a recitare il salvifico mantra.

Ricordo come adesso che in macchina gridavamo recitando perché certo ad alta voce sarebbe stato più efficace e io avrei finalmente trovato la chiave per porre fine allo strazio delle vertigini improvvise e dello sbandamento incontenibile.

Mi sono anche sottoposto alla fatica, per me impensabile prima, dei ritrovi quasi clandestini a casa di sconosciuti sorridenti, perché in queste circostanze tutti si è felici non si sa bene per cosa.

Ma non ha funzionato

Crisi su crisi, sperando contro ogni speranza come recitano e raccomandano i sacri testi, con la fiducia incrollabile di chi aspira semplicemente al ritorno a una vita passabilmente normale.

Tutto questo senza voler sminuire la portata della preghiera, comunque etichettata dalle varie professioni di fede, perché sicuramente muove e commuove l’animo umano che ne ha tanto bisogno. Ma su questo ognuno può pensarla come meglio crede.

Pensi anche forse in maniera confusa che la preghiera, la ripetizione di un mantra, così come la meditazione, possano aiutare a superare qualsiasi ostacolo perché mettono in contatto l’essere umano con l’energia più profonda, quella che non conosce ostacoli e limiti.

Queste però sono riflessioni di carattere generale e valgono in qualsiasi fase e circostanza della vita.

Va tutto bene, si tratta di strategie da tenere presenti e a cui aggrapparsi all’occorrenza, perché no?

Il problema è però che la cosa da sola non funziona, e non può funzionare comunque da un giorno all’altro, a meno di parlare di miracolo, beato chi ci crede.

Bisognerà cercare qualcosa di più semplice e alla portata di tutti

Queste pratiche infatti funzionano senza dubbio per qualsiasi patologia, ma non si improvvisano, ci vogliono anni se non tutta la vita per padroneggiarle, e questo aspetto è destinato a pochi eletti, i puri di cuore, i purificati e gli illuminati.

E gli altri? Noi, gente comune, stracarichi come siamo di detriti e incrostazioni, facciamo fatica a liberarci dalle scorie accumulate; come possiamo pretendere di riuscire nella difficile impresa?

Abbiamo piuttosto bisogno di qualcosa di più facile impiego e applicazione che ci dia pace e allegrezza e che ci renda più agile il cammino…

(Fine nono episodio. Continua nell’ebook di prossima pubblicazione…)

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