La sindrome di Ménière raccontata da uno che ne soffre da tempo immemorabile -2

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Continua la pubblicazione, a puntate settimanali, del mio racconto sulla sindrome di Ménière.

Seguimi, in linea di massima, il martedì.

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Capitolo secondo

I primi sintomi

 

All'approssimarsi dei quarant'anni la mia salute ha cominciato a prendere una piega diversa. Tutto sembrava andare per il meglio ma all'improvviso quel malessere, quell'abbassamento dell'udito all'orecchio destro, quel senso di confusione mentale si riaffacciavano in maniera più prepotente, tanto da costringermi a interrompere qualsiasi attività.

Con l'aggravante della comparsa di qualche capogiro e di un senso di instabilità.

Mi dicevo “forse ho mangiato pesante e non ho digerito bene, capita”.

Subentrava infatti a volte un senso di pesantezza, e a furia di girare e rigirare alla fine arrivò il vomito (e così si rafforzava l'idea di una indigestione...).

Tutto naturalmente preceduto da vertigine e perdita d'equilibrio, uno stato che, tradotto in altre parole, mi costringeva a letto, al buio, immobile, con una capiente bacinella accanto per via del vomito, impossibilitato a muovermi, in preda al panico, cosa sarà, cosa non sarà, e quanto durerà, tornerò normale?

Durava una giornata intera, notte compresa, e ogni crisi mi lasciava esausto per almeno giorni tre (come nella canzone di Jannacci) e come se fossi andato sotto una schiacciasassi.

Non potevo andare avanti così. Tutto, fra l'altro, poteva presentarsi all'improvviso, senza preavviso come si dice (ma non è del tutto vero, come vedremo qualche preavviso c'è sempre...).

Occorreva consultare uno specialista.

L'Otorinolaringoiatra

Il medico di famiglia prescrive una visita da un Orecchiologo, come lo chiamo io (in realtà è un Otorinolaringoiatra).

Naturalmente la prima scelta è lo specialista del Sistema sanitario nazionale (gratis o con modesto ticket, si fa per dire).

Visita di routine: anamnesi, cosa fa, che attività svolge, problemi di salute mentale, patologie pregresse e affini.

Mi vengono prescritti esami specifici. Mi mettono dell'acqua calda nell'orecchio, poi l'acqua è fredda, non so cosa osservino, o dove vogliono arrivare, mi girano la testa da una parte e poi dall'altra, io comincio a star male, l'impressione è che non ci capiscano una mazza.

Alla fine l'esperto ha un'intuizione (gli esperti hanno sempre delle intuizioni perlopiù geniali) e ipso facto mi manda dal NeuroPsichiatra.

Costui inizia con le solite domande, cosa faccio cosa non faccio, che vita conduco, chi sono e chi non sono e alla fine emette la sentenza: «Lei ha paura!» E io di rimando: «Perché, lei non ne ha?».

Ovviamente la visita finisce qui, non collaboro, che diamine!

Però l'Otorino che mi ha indirizzato dal NeuroPsichiatra mi aveva raccomandato di tornare da lui con il responso, e così faccio.

Lui però, che indirizzandomi al suo collega pensava di essersi liberato di me, non sa che pesci pigliare e mi accoglie in malo modo: «Ma cosa vuole che ci faccia io, se neppure lo specialista in queste cose ha trovato una soluzione!».

Di conseguenza il cerchio presso il sistema sanitario nazionale si chiude: nessuno ci capisce nulla, soldi ben spesi!

Lo specialista a pagamento

Il passo successivo è per forza di cose lo specialista a pagamento, in uno studio manco a dirlo privato e adeguato alla bisogna.

Rifaccio la trafila: anamnesi, lei chi è, cosa fa, perché è qui. In ogni caso sono al posto giusto al momento giusto, questo mi viene dato per certo.

Di nuovo mi viene proposta la sfilza di esami e prove già eseguite in struttura sanitaria pubblica. “Sì, ma adesso rifacciamo tutto seriamente...”

Sono in mano a due specializzandi non molto simpatici, per la verità, cui affido titubante il mio sistema uditivo per delle prove piuttosto seccanti, ma la prescrizione è del luminare e mi tocca abbozzare.

Se non fosse che questi due cominciano a litigare fra loro, evidentemente per fattori non inerenti la mia persona.

Uno apostrofa l'altro «Accidenti, ma stai attento, gli hai perforato il timpano!». L'altro nega risolutamente. Io taccio e, come Totò, penso “Voglio vedere 'sto cretino dove vuole arrivare...”.

La cura che non c'è

Con le carte in mano mi reco per il responso nuovamente dal luminare.

Il quale dopo avere considerato e vagliato e soppesato tutto quanto gli ho sottoposto pronuncia la sentenza: “Sospetta sindrome di Ménière”.

E grazie tante. E che vorrà dire? Che si può fare?

Non c'è da preoccuparsi più di tanto, se non per il fatto che qualche volta andrà in crisi, ma per brevi periodi, qualche ora o al massimo giorni, poi torna tutto normale.

E in questi casi, c'è qualcosa che si può fare, una medicina da prendere, giusto per contrastare il male?

«Basteranno delle gocce del tal medicamento alla bisogna, non è grave, non si muore...»

(Continua...)

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