Ipoacusia silente, l’invisibile e trascurata sofferenza

Ipoacusia silente
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Ipoacusia silente non è una nuova patologia ma un’espressione per dire che si sopporta in silenzio

E anche nella più totale indifferenza. Ipoacusia silente vuol dire in particolare una patologia che non trova ascolto, e la cui gestione è demandata al singolo che ne è portatore.

L’ipoacusia silente influenza negativamente la qualità della vita e porta con sé quasi inevitabilmente la depressione. Ovviamente se non si reagisce in maniera positiva e propositiva, ma tutti sono in grado di farlo?

Della problematica dell’ipoacusia silente, cioè della perdita più o meno grave dell’udito, la sordità, diciamolo con la parola giusta, si è occupato anche il 123° convegno nazionale dell’American Psychological Association.

A parlare in modo esplicito delle problematiche con cui devono fare i conti le persone che vivono la condizione di ipoacusia silente ha parlato nel corso del convegno David Myers, PhD, professore di psicologia presso lo Hope College, in Michigan, e con gravi problemi d’udito a causa di una malattia genetica.

«Molte persone con problemi d’udito invisibili – così Myers secondo quanto riferisce Yuma News Now – combattono in silenzio la propria battaglia, sforzandosi di rimanere in contatto con il mondo che li circonda, riluttanti a chiedere aiuto.»

L’esperienza personale del professor Myers

Facendo riferimento alla propria esperienza personale Myers ha raccontato di avere avuto problemi d’udito già in età adolescenziale a causa di una malattia genetica.

Nonostante le difficoltà uditive ha vissuto fino all’età di quarant’anni nella condizione di ipoacusia silente, dato che soltanto a quell’età ha fatto ricorso agli apparecchi acustici.

Si potrebbe dire che ha combattuto la propria battaglia contro l’ipoacusia silente resistendo alle tecnologie per l’udito.

Situazione piuttosto comune, se si pensa che persone con ipoacusia silente attendono anche fino a sei anni prima di arrendersi e fare ricorso agli apparecchi, come rilevato dal National Center for Health Statistics.

Myers aggiunge che dai dati in suo possesso risulta che gli adulti fra i 20 e i 69 anni con problemi d’udito usano meno della metà gli apparecchi acustici rispetto a chi si trova nella stessa situazione dopo i 70 anni.

Che c’entra la psicologia, ci si potrebbe chiedere

La domanda è pertinente dato che queste esposizioni sono state fatte nel corso di un convegno di psicologia, appunto.

La psicologia c’entra, eccome!

Spiega Myers:

«Rabbia, frustrazione, depressione e ansia sono comuni tra le persone che devono fare i conti con problemi d’udito. Eppure se si convincessero a usare la più innovativa tecnologia per l’udito potrebbero ricavarne un aiuto concreto per riprendere il controllo della propria vita e raggiungere la stabilità emotiva e ottenere un migliore risultato in termini di funzionamento e sviluppo cognitivo.»

Da qui la necessità che anche gli spazi pubblici siano dotati di tecnologie avanzate per permettere un facile accesso alle informazione e alle comunicazioni alle persone che vivono nella condizione di ipoacusia silente.

Tecnologie che permettono di ascoltare, per esempio chi parla sul palcoscenico di un teatro, direttamente negli apparecchi acustici da parte di chi li indossa.

Tecnologie che sono molto diffuse nel Regno Unito e in Scandinavia ma ancora scarsamente esistenti in altre nazioni, anche se negli ultimi anni negli Stati Uniti si è assistito a un proliferare di nuovi produttori di circuiti studiati ad hoc per una vasta gamma di impianti, dalla TV di casa, ai taxi, agli auditorium e agli aeroporti.

E’ poi incoraggiante il fatto che negli Stati Uniti la Hearing Loss Association of America abbia sostenuto sforzi non indifferenti per assicurare centinaia di installazioni di questo tipo in Arizona, California, Colorado, Florida, Minnesota, New Mexico, Utah, stato di Washington e anche nei taxi di New York, così come nella US House of Representative e nella Supreme Court.

E in Italia? Inutile ovviamente affrontare il discorso, dato che da questo punto di vista siamo all’anno zero assoluto.

Buona giornata!

Fonte: Yuma News Now

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