Farmaci ototossici, c’è un piano per sostituirli?

Farmaci ototossici
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Farmaci ototossici, se ne può fare a meno?

Katherine Bouton, giornalista del New York Times, è autrice di due libri sulla sordità [Living Better with Hearing Loss: A Guide to Health, Happiness, Love, Sex, Work, Friends . . . and Hearing Aids, e Shouting Won’t Help: Why I-And 50 Million Other Americans-Can’t Hear You], e recentemente, cioè qualche giorno fa, ha scritto un articolo dedicato ai farmaci ototossici [New Drug Might Protect Hearing].

Come si sa, e come sottolinea la Bouton, i farmaci ototossici pongono parecchi problemi soprattutto perché sono responsabili di disturbi, a volte gravi, a carico del sistema uditivo.

La questione riguarda soprattutto quei farmaci considerati indispensabili in determinate situazioni (chemioterapia, ad esempio), e quindi a torto o a ragione ritenuti salvavita.

Ma non è solo questo il caso. Perché l’ototossicità riguarda anche comuni farmaci da banco cui facciamo ricorso, senza conoscerne per nulla le conseguenze che potrebbero derivarne al nostro udito.

Siamo sicuri che non possiamo farne a meno?

In alcuni casi sembra proprio di no. Di volta in volta andrebbe calcolato quali siano i rischi che il paziente corre se gli viene somministrato uno dei farmaci ototossici, e quali quelli cui andrebbe incontro se il farmaco non gli venisse somministrato.

In ogni caso però ci si potrebbe porre utilmente il problema se un farmaco ritenuto indispensabile a salvare una vita, nonostante la sua ototossicità, non possa essere riformulato in maniera tale da non arrecare danni all’udito.

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E’ quanto si propone di realizzare negli States una ricerca che ha ricevuto proprio in questi giorni due milioni di dollari dal National Health Institute.

A occuparsene è una start-up di Seattle (Oricula Therapeutics, il cui motto è “Medicine per proteggere l’udito“) che opera nel campo delle biotecnologie e, come scrive Bouton, ha ricevuto la sostanziosa cifra «per sviluppare un farmaco che protegga udito e equilibrio nei pazienti che non possono evitare di assumere specifiche classi di antibiotici. Questi ultimi sono conosciuti come antibiotici aminoglisodici e includono gentamicina, streptomicina, neomicina – tutti impiegati nel caso di infezioni e patologie gravi come setticemia e tubercolosi resistente ai farmaci. Largamente impiegati in tutto il mondo, possono essere la causa della perdita più o meno grave dell’udito

Ma è davvero così grave?

Sembra proprio di sì.

Uno studio scientifico eseguito alla Stanford University e pubblicato lo scorso anno sul Journal of Clinical Investigation [titolo: Designer aminoglycosides prevent cochlear hair cell loss and hearing loss, febbraio 2015] sostiene che il risultato per l’uso di questi farmaci è una perdita d’udito irreversibile, che significa completa sordità per oltre il 50% dei pazienti trattati. Il rischio è ancora maggiore nel caso di malattie renali e per pazienti che accusano già problemi d’udito.

Ne consegue che bisognerebbe usare la massima cautela nell’uso di questi farmaci.

Infine, quali sono i farmaci ototossici?

Bouton stila un elenco che sarebbe molto utile tenere sempre presente.

Gli aminoglicosidici non sono gli unici responsabili di gravi problemi all’udito. Di seguito propongo una lista degli altri farmaci ototossici. Sono potenzialmente una minaccia per l’udito, specie se assunti ad alte dosi e per lunghi periodi di tempo

Oltre a quelli già menzionati, bisogna ricordare gli antibiotici ciprofloxacina e levofloxacina. Entrambi causano Acufeni e ipoacusia.

Antidepressivi, come il Prozac, causano Acufeni. Ciononostante sono paradossalmente prescritti per gli aspetti psicologici dell’acufene.

Diuretici: in particolare un gruppo (furosemide) prescritto per problemi di cuore o reni. Se assunti per lunghi periodi possono causare ipoacusia, per fortuna reversibile se si sospende l’assunzione del farmaco.

Chemioterapici: CisplatinoCarboplatino. Estremamente dannosi, specialmente se è già presente ipoacusia o quando in famiglia c’è una storia di perdita d’udito. Gli oncologi in  questo caso dovrebbero andare in cerca di un farmaco sostitutivo, quando possibile. In caso contrario, tra salvarsi la vita o salvare l’udito, la scelta è praticamente obbligata.

Chinino (per la malaria). Come per i diuretici, se somministrato ad alte dosi e per lungo tempo può arrecare danni all’udito, ma in genere reversibili.

Attenzione alle interazioni fra farmaci diversi. L’assunzione di farmaci diversi insieme (da prescrizione e da banco) può esacerbare i problemi d’udito. Un esempio per tutti: gli antibiotici glicosidici sono ancora più letali per le cellule ciliate dell’orecchio se assunti insieme a vancomicina (causa di acufeni) o furosemide.

Antidolorifici da banco. Dosi importanti di aspirina, ibuprofene, paracetamolo, naproxene, aumentano il rischio di ipoacusia come dimostrato da studi e ricerche.

La mia esperienza personale

Tantissimi anni fa sono stato colpito da una violentissima otite bilaterale, con dolori che soltanto chi è incappato in una situazione del genere può valutare come insopportabili.

Naturalmente non conosco il nome dei famaci che mi furono somministrati in quell’occasione, ma con il senno di poi non è stato difficile rendermi conto che i miei problemi d’udito sono cominciati proprio allora.

Anche perché ricordo perfettamente cosa mi disse l’Otorino per farmi capire di aver osato l’impossibile per calmare i miei dolori: «Le ho prescritto farmaci così potenti che andare oltre significherebbe semplicemente avvelenarla».

Chissà cosa avrà voluto dire?

Già, me lo domando ancora oggi che ho dovuto far ricorso agli apparecchi acustici, per non parlare di Ménière e degli acufeni che mi accompagnano giorno per giorno, per fortuna in maniera discreta e sopportabile, grazie anche alle strategie che ho messo in atto finora.

Buona giornata!

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