Debole d’udito? C’è sempre un rimedio, a qualsiasi età

Debole d'udito
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“Debole d’udito” non vuol dire rassegnarsi a non sentirci più

«Se c’è qualcosa che mi dà fastidio è la sicumera con cui alcuni professionisti, anche medici, liquidano una persona avanti con gli anni, debole d’udito, con la frase di comodo “si rassegni a non sentirci, cosa vuole alla sua età…».Debole d'udito

Di sicuro questa deve essere in assoluto l’unica antipatia che nutre il dott. Gianluigi Babbo, Audioprotesista in Modena, che mi appresto a intervistare.

Lo dico a ragion veduta perché, anche se ne ho appena fatto la conoscenza, traspare in lui una tale gioia contagiosa per la sua professione che anche la predetta antipatia è senz’altro da attribuire alla voglia di non arrendersi mai, neppure davanti ai casi più difficili e complicati di ipoacusia.

Fa capolino nello studio un paziente…

Manco a farlo apposta entra nello studio uno dei suoi più affezionali clienti/pazienti, debole d’udito. Naturalmente interrompiamo la conversazione che è appena iniziata e ci dedichiamo al nuovo arrivato.

Che è un settantenne, ma a me sembra sulla cinquantina, tanto è in forma. E che fa? Dichiara di essere rinato con gli apparecchi acustici. E che ha ripreso finalmente a sentire dei suoni che aveva dimenticato del tutto.

E non si rassegna all’idea di aver aspettato così tanto tempo prima di decidersi a fare il grande passo.

 

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Questa sì, è una bella pubblicità – mi dico.

Che il dott. Babbo abbia orchestrato ad arte questa “entrata dalla comune” come si fa in teatro? “Questo io non credo” – direbbe Crozza imitando l’eccelso senatore Razzi – e infatti non lo credo neppure io. Ma non mi trattengo dalla raccomandazione di prendere questo signore debole d’udito che ci ha interrotto, come testimonial per un video pubblicitario a favore del centro acustico.

Fermo restando che il passaparola funziona sempre alla grande

E sempre per il gioco delle coincidenze, guarda caso, mi sono preparato una domanda proprio su come il nostro raggiunge la propria ipotetica clientela, qui si parla di marketing, non si scherza.

Così ho offerto al dottor Babbo un’occasione imperdibile per poter affermare che è il cliente soddisfatto a portare altri clienti. Non per nulla il già citato settantenne ha portato in studio almeno altre due persone, adesso altrettanto soddisfatte quanto lui.

E come si svolge la giornata dell’Audioprotesista Gianluigi Babbo?

Divisa equamente fra la presenza in studio per i nuovi pazienti o per il settaggio degli apparecchi acustici per chi li porta già; e il servizio a domicilio, perché una rilevante quota di soggetti che fa riferimento a questo centro acustico del dott. Babbo, accusa difficoltà deambulatorie.

E naturalmente è compito dell’Audioprotesista far fronte alle esigenze di questa fascia della popolazione, fra l’altro la più debole e bisognosa d’assistenza.

Come si sceglie un apparecchio acustico?

L’aspetto più importante che l’Audioprotesista dovrebbe tenere in somma considerazione è capire le esigenze del paziente.

«Un conto infatti – così Babbo – è risolvere il problema uditivo di una persona il cui obiettivo, per quanto riguarda gli apparecchi acustici, è comunicare con la badante e tutt’al più ascoltare un po’ di TV, e stop. Un altro è quello di una persona nel pieno della sua attività lavorativa che deve rapportarsi in continuazione con il mondo circostante, in qualsiasi situazione uditiva. Nel primo caso si farà ricorso a un apparecchio che abbia prestazioni sufficienti allo scopo, mentre nel secondo, mi viene in mente un postino, si dovrà adottare il top della gamma per far fronte al problema uditivo.»

Scelta che ovviamente si ripercuote sulla spesa per gli apparecchi

E’ vero. «Anche se – mi dice il dottor Babbo – da qualche tempo sto cercando di mettere in pratica una politica dei prezzi un po’ diversa da quella tradizionale.»

Cioè?

«Mi spiego meglio. Solitamente quando si acquistano gli apparecchi acustici, il costo è comprensivo del servizio, cioè del settaggio e più in generale del servizio che ne consegue nel tempo. Per venire incontro al cliente ho cambiato un po’ le cose. Offro uno sconto molto consistente sul prezzo consigliato dalla casa produttrice degli apparecchi, ma in questo caso non è inclusa l’assistenza “a vita”. Per gli appuntamenti successivi al primo settaggio, e dopo aver fornito naturalmente tutte le spiegazioni del caso, il cliente mi corrisponderà una piccola cifra in base al tempo che gli avrò dedicato. Il cliente risparmia così in maniera considerevole, e il mio lavoro di routine si riduce di conseguenza. Fermo restando che se vuole acquistare il pacchetto completo, può farlo a sua discrezione.»

Come al solito riporto di seguito le domande che ho rivolto al dott. Babbo.

Le domande (le risposte integrali le trovi nel video)

1. Qual è l’aspetto che ama di più in questa professione?

2. E la cosa che invece le riesce più pesante, che non vorrebbe neppure sentire nominare?

3. Perché ha scelto questa professione, qual è stato il suo percorso?

4. Parliamo allora di come si svolge questa professione. Lei come si attiva nel corso della giornata, dall’apertura alla fine?

5. Chi sono i suoi clienti? E’ disposto a svelare qualche retroscena? Soprattutto sul modo in cui si acquisiscono i clienti?

6. Parliamo allora di marketing. Quali sono le sue armi? E che uso fa del web a questo scopo?

7. Consiglierebbe a un ragazzo di intraprendere questa professione?

8. Come possiamo concludere questa chiacchierata? Lei è ottimista o pessimista sul futuro di questa professione?

Le risposte e i consigli per una persona debole d’udito sono tutte nel video che presento in questa pagina

Buona visione!

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