Congresso annuale AIT per fare il punto sugli Acufeni

Congresso annuale AIT
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Congresso annuale AIT (Associazione Italiana Tinnitus-Acufeni)

Quello che ho capito io al Congresso annuale AIT è che ci sono per così dire due opzioni per il problema degli acufeni e dei pazienti che ne sono afflitti.

E cioè cosa potrebbe fare lo Stato, e cosa invece la Ricerca scientifica. Purtroppo le due opzioni prevedono entrambe esiti negativi.

Lo Stato non è minimamente interessato al problema (nonostante, pare, che i pazienti siano oltre 5 milioni in Italia); e del resto, diciamocelo, non saprebbe neppure da che parte cominciare.

La Ricerca scientifica avrebbe tutto da guadagnare nel condurre sperimentazioni sugli acufeni, ma come tutti sappiamo soffre di cronica indigenza per mancanza di fondi. Bambole, non c’è una lira. E il cerchio si chiude, insieme al sipario.

Congresso annuale AIT

Così tutto rimane fermo mentre i pazienti invocano decisioni forti da parte delle loro associazioni, AIT in prima fila, e minacciano di marciare in massa su Roma con animo bellicoso.

Non senza aver esperito prima tutte le strade possibili, interessando, per esempio, della questione la ministra Lorenzin, che ha risposto picche, cioè che il suo ministero non prevede alcuna campagna di sensibilizzazione sul fronte Acufeni, ha detto proprio così.

E interessato anche il Presidente della Repubblica, raggiunto da una petizione, ma ha fatto sapere di aver a sua volta trasmesso l’incarto al ministro competente, cioè la Lorenzin, andiamo bene. E il cerchio si chiude nuovamente.

Andare a Roma, a far che?

Già, questa è una bella domanda. Ma anche di questo si è parlato al Congresso annuale AIT, ed è quindi giusto porsela.

A parte il fatto che per manifestare a Roma bisogna essere muniti dei regolari permessi da parte della Questura, che da questo punto di vista ha un da fare mica da poco a gestire tutte le manifestazioni che arrivano da ogni parte del Paese. E in che giorni? Con quale percorso? Davanti ai Palazzi della politica in ogni caso la blindatura è completa.

Tutte naturalmente richieste e pretese sacrosante, ma spesso pensate nel quieto di un avamposto isolato senza tener conto degli effetti sugli esasperati (e rassegnati) cittadini romani.

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Già negli Sessanta si diceva che per spostarsi da un posto all’altro della Capitale era meglio prendere un corteo, e incolonnarsi con i manifestanti, piuttosto che il tram o il taxi (e dove ne trovi uno libero?), a tal punto muoversi nel traffico dei cortei era diventata la norma e in un certo senso la condanna quotidiana.

A Roma, a Roma! Chi ci va, ha comunque tutta la mia comprensione.

Questa è naturalmente la parte sindacal-politica del Congresso annuale AIT.

Ma poi c’è stata anche quella scientifica, a cura delle professoressa Paola Perin (Università di Pavia) che con l’AIT collabora da tempo.

Come si sta muovendo la ricerca sugli acufeni

C’è da dire intanto che Paola Perin ha preso a cuore il problema degli acufeni e intende andarci a fondo. Di lei sento parlare da qualche tempo ed è per questo che l’ho voluta conoscere “de visu”.

Sinceramente sono rimasto colpito dalle sue numerose argomentazioni.

La prima parte del suo intervento l’ha dedicata ai risultati del 10° International Tinnitus Research Iniziative Conference che si è tenuto a Nottingham [UK] dal 16 al 18 marzo 2016.

Abbiamo così appreso che è in costruzione un database europeo su tutto ciò che riguarda gli acufeni, a livello soprattutto di ricerca appunto, e ciò lascia pensare che finora ognuno si è mosso come ha creduto più opportuno.

Ha poi citato i lavori della dottoressa Susan Shore che studia le modifiche apportate dagli acufeni alla plasticità nervosa, e cerca di contrastarle attraverso stimoli non acustici adeguati alla bisogna che sta elaborando.

Non tutti gli acufeni sono uguali

Si parla infatti di eterogeneità degli acufeni, ciò che rende la ricerca quanto mai complicata.

Eterogenei sono gli acufeni per i meccanismi d’insorgenza (trauma, famaci).

Inoltre, anche se tutti possiamo andare incontro ad acufeni, però chi vi è predisposto, a causa di una situazione scatenante (come potrebbe essere il permanere per un certo tempo in una camera perfettamente insonorizzata e silenziosa), non riesce più a tornare alla situazione di prima. E’ come se la manopola per accendere o spegnere i suoni non funzionasse più.

Al contrario, le persone non predisposte all’acufene, terminato l’esperimento tornano alla normalità (la manopola per loro funziona ancora).

C’è poi da dire che il fastidio provocato dagli acufeni non è percepito da tutti allo stesso modo.

In sostanza – così Perin – il problema non è tanto di cura quanto di diagnosi.

Dov’è localizzato il danno? Nell’orecchio, oppure…

Quando gli acufeni diventano cronici non è detto che si possano risolvere, semmai ci fosse una cura, agendo sul sistema uditivo. Una volta rotto l’uovo, è difficile farlo regredire allo stato precedente (efficace divulgazione scientifica…).

Bisogna prendere in considerazione il danno che si è prodotto a livello di plasticità del sistema nervoso centrale.

Localizzato il danno, il cervello si aspetta che ci sia l’acufene, non c’è modo di ingannarlo.

Per questo motivo occorre riparare il danno lì dove si è prodotto, senza dimenticare oltretutto che la sorgente di acufene è diversa per ciascun paziente.

Da aggiungere, per completare il quadro, che il bruxismo è l’unico caso in cui nell’acufene non è coinvolto il sistema acustico.

Microglia e acufene, il focus della ricerca a Pavia

Se una volta erano trascurate, in futuro le cellule della microglia potrebbero essere la chiave terapeutica per una vasta gamma di disturbi psichiatrici e di malattie neurodegenerative.
[Citazione da Le Scienze]

E’ stato osservato finora che la microglia, che può essere considerato il poliziotto del cervello, perché il suo compito è di tagliare via i neuroni danneggiati interrompendone il collegamento, cioè le sinapsi.

Riveste un ruolo fondamentale nella cronicizzazione degli acufeni, ma anche nell’Alzheimer e altre gravi patologie.

La microglia, nel nostro caso, è pericolosa perché, in presenza di determinati segnali, può distruggere il tessuto circostante.

Lo studio che è attualmente in atto presso l’Università di Pavia intende investigare le modalità con cui comunicano le cellule del cervello con quelle presenti nel sangue.

In pratica la domanda che si pongono i ricercatori è: cosa cambia se modifico la microglia?

Bisogna infatti tener presente che in presenza di acufeni la microglia aumenta, le cellule si moltiplicano e proliferano.

Modulare la microglia significherebbe in altre parole poter modificare l’acufene.

E’ una bella sfida ed è appena iniziata!

Dal Congresso annuale AIT è tutto, a voi la linea.

Buona giornata!

L’università di Pavia sta sviluppando il progetto “Silenzio per favore” per contrastare gli Acufeni attraverso la modulazione della microglia. Sostieni anche tu la ricerca!

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