Audiologia e Fakenews, perché prestare attenzione

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Audiologia e Fakenews, perché non possiamo fidarci di una ricerca qualsiasi per i nostri problemi d’udito

Audiologia e Fakenews potrebbe essere il titolo approssimativo per tradurre e condensare un recente articolo della rivista Canadian Audiologist (VOL. 6 • ISSUE 5 • 2019).

Nell’articolo si mette in luce la nefasta tendenza che porta uno stimato professionista qualsiasi del settore audiologico a trasformarsi, a volte suo malgrado ma non sempre, in un divulgatore di informazioni fatte passare per verità scientifiche, senza che ne abbiano i crismi e gli attributi previsti in questi casi.

E’ una tendenza – così l’estensore dell’articolo – che non riguarda esclusivamente il campo dell’audiologia, ma che si va affermando in tutti i settori dello scibile umano, complice la naturale propensione alla vanità, unitamente alla sollecitazione da parte di riviste definite come “predatorie”.

Riviste “scientifiche”, o semplicemente “predatorie”?

Riviste cosiddette “scientifiche” nascono ogni giorno con il solo intento – pare – di carpire la buona (forse) fede dell’ignaro professionista di turno, ringalluzzito dall’idea di procurarsi, a buon mercato e senza troppi sforzi, notorietà e fama per aver pubblicato su una rivista pseudo-scientifica.

«Nel mio ruolo di direttore di ricerca presso il Dipartimento di Otorinolaringoiatria (U di T) ho regolarmente evidenziato questioni relative alla pubblicazione su “riviste false”. Questi editori di riviste sono predatori di accademici e clinici e offrono un modo semplice e veloce per essere pubblicati. Il Canadian Audiologist non lavorerebbe MAI in questo modo. Si tratta di una scorciatoia perché non esiste un processo di peer review (anche se alcune riviste affermano il contrario) e il tuo lavoro sarà reso liberamente disponibile attraverso il “libero accesso”. Tutto ciò di cui hai bisogno sono poche migliaia di dollari! Ogni settimana ricevo dozzine di richieste via email per pubblicare su riviste che sembrano avere titoli convincenti legati all’audiologia o all’otorinolaringoiatria. Ricevo anche offerte per pubblicare su riviste totalmente inappropriate (es. Virology & Retrovirology Journal; Annals of Nanotechnology). Così, il “phishing” ha preso piede nel mondo accademico.»

Certo, se non si è “addetti ai lavori” ci si potrebbe chiedere dove stia il problema, se di problema si può parlare

In effetti, grazie ai potenti mezzi offerti dalla rete, chiunque oggi può pubblicare qualunque scritto, sia esso un romanzo, un racconto, una novella, ma anche, e qui sta il punto, qualcosa che abbia la semplice parvenza di scientificità.

Ora, il problema sta proprio in questa pretesa scientificità, senza che essa sia stata verificata, ed eventualmente messa in discussione, da scienziati di chiara fama dello stesso ambito o quantomeno affine.

Le cose naturalmente si complicano se il campo in cui si avventura l’aspirante “scienziato” è quello della salute in tutte le sue declinazioni.

(Nota bene: ovviamente non siamo anime così candide fino al punto da ignorare che anche per le riviste scientifiche paludate i meccanismi per arrivare alla pubblicazione non sono sempre così trasparenti, ma questo è un altro discorso…).

Afferma in ogni caso l’autore dell’articolo che il problema delle “riviste predatorie” ha avuto inizio una decina di anni fa, con il proliferare di pubblicazioni, fra le quali si possono annoverare anche quelle che vanno sotto la categoria “Audiologia e Fakenews”.

Elenchi di riviste fasulle

Per dare un’idea della portata del fenomeno basti ricordare che in passato sono stati stilati elenchi di riviste fasulle, in maniera da mettere  l’ignaro lettore al riparo da brutte sorprese, cioè per fare in modo che non sia preso per il naso e costretto a pagarne poi le conseguenze sulla propria pelle.

L’operazione si è rilevata però tutt’altro che indolore, dato che coloro che sono sentiti tirato in ballo hanno reagito con querele e denunce a tutela della propria onorabilità, con annessa scientificità naturalmente.

Viene a questo proposito citato il caso di Jeffrey Beall, che dopo aver pubblicato la sua “Beall’s List” di riviste predatorie, ha dovuto desistere dall’impresa nel 2017 a causa delle minacce ricevute e delle pressioni dei suoi datori di lavoro.

Ciò non vuol dire che le liste di proscrizioni siano scomparse del tutto, come dimostra il caso, ad esempio di https://predatoryjournals.com/journals/

Quanto poi al campo specifico di cui ci stiamo occupando, cioè Audiologia e Fakenews, l’autore afferma di poterci dare una buona notizia.

Che consiste nel fatto di aver trovato relativamente poche riviste con titoli che contengono le parole “audiologia“, “udito“, otorinolaringoiatria e via di seguito.

Ciò non significa però che non ci si possa imbattere in argomentazione e ricerche che rientrano nel campo “Audiologia e Fakenews”, consultando riviste comunque di dubbia fama, però con nomi e titoli più generalisti.

Audiologia e Fakenews, in definitiva, di chi fidarsi?

Una buona soluzione è controllare se la rivista su cui è pubblicato un determinato studio o una ricerca, è inclusa in database ben noti come Medline o Web of Science.

Avremo così la garanzia che sia quantomeno in regola con i rigidi protocolli cui devono sottostare le pubblicazioni scientifiche, specialmente in ambito sanitario.

Che poi il risultato della ricerca ci serva davvero, be’ il discorso cambia parecchio…

Non per nulla esiste un premio che si chiama IGNOBEL e che viene attribuito alla ricerca in assoluto la più ridicola e priva di senso comune.

 

 

 

 

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