Acufeni e Ménière, è tempo di fare un bilancio delle soluzioni che ho trovato finora

Acufeni e Ménière
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Acufeni e Ménière, è tempo di bilanci

Di tanto in tanto è opportuno fermarsi a riflettere sul percorso che si sta seguendo, com’è il caso per me che sono alla costante ricerca di soluzioni possibili, e praticabili, per Acufeni e Ménière.

Per questo motivo riassumo qui di seguito i progressi fatti, nella speranza che possano servire ai miei quattro lettori.

Dunque, per quanto riguarda Ménière, ho sicuramente un punto fermo, e questo è costituito dal dispositivo MeniQ, grazie al quale da quasi due anni ormai mi evito, o comunque blocco sul nascere, le crisi conclamate in arrivo.

Per “crisi conclamate” intendo quelle che non lasciano scampo.

Quelle cioè che iniziano con un leggero malessere (sbandamento, nausea, capogiro ecc.), e volgono poi rapidamente nel blocco totale di qualsiasi attività, innescando vertigini e vomito che possono durare giornate intere.

Ti precipitano, queste crisi conclamate, in uno stordimento assoluto, togliendoti ogni residuo di dignità e autostima.

In questi casi, sempre sperando che si verifichino all’interno della propria abitazione, non rimane altro da fare che restare al buio, stando a letto su un fianco, con tutto l’occorrente a portata di mano per far fronte alla bisogna, soprattutto una capiente bacinella, s’intende.

E poi aspettare che tutto torni alla cosiddetta normalità: “ha da passa’ a nuttata”…

Tutto questo per me è un ricordo o meglio un “fantasma” che aleggia attorno a me da due anni, ma ha smesso di rovinarmi la vita.

Dico “aleggia”, perché di Ménière come tutti sappiamo, non si guarisce, ed è quindi normale che si presentino di tanto in tanto delle avvisaglie che preludono al peggio (e infatti puntualmente il peggio si presentava, catastrofico), ma che adesso riesco a fronteggiare senza problema.

Grazie al mio esercizio quotidiano (tre volte al giorno per pochissimi minuti), riesco a far defluire l’endolinfa in eccesso nell’orecchio (da cui originano le vertigini), mantenendo una pressione costante nell’orecchio interno (lo so che non lo sto dicendo in maniera scientifica, ma insomma il senso è quello…).

Per cui, se la sera mi sembra che stia arrivando qualcosa di indesiderato, eseguo il mio esercizio supplementare, e la mattina dopo sto bene nuovamente.

Non ci credi? Mi dispiace, non posso dire altro, e per fortuna non devo convincerti del contrario. Ti racconto soltanto quello che faccio io per contrastare Ménière.

Ma non sono solo.

Mi scrive a questo proposito una persona (Stefano, ovviamente non posso rivelare il cognome, ci mancherebbe!):

Ciao Peppino volevo solo informarti che è passato un mese dall’ultima crisi vertiginosa, sono veramente felice se solo penso che prima la frequenza era di un paio di crisi a settimana.
Sto cominciando a prendere di nuovo la mia vita in mano e fiducia in me stesso.
Tutto questo grazie a MeniQ
Grazie davvero.

Cosa sto facendo per gli Acufeni

Ed ecco la notizia che riguarda gli acufeni in particolare.

Incredibilmente, e insperabilmente, sono stato arruolato per uno studio clinico (che ha tutti i crismi della scientificità a livello accademico) per valutare se un determinato dispositivo medico (al momento non posso dire di più) abbia o no effetto sulla riduzione o addirittura la scomparsa degli acufeni.

Non male come oggetto di studio!

Il trattamento sperimentale prevede un trattamento di quindici sedute (precedute da tutti gli esami possibili e immaginabili sull’orecchio, ivi compreso anche acufenogramma, si chiama così?, mai eseguito prima).

Dico subito che sto partecipando alla sperimentazione soltanto per il bene che mi voglio, ma ovviamente lo faccio anche per la “SCIENZA” e anche un po’ per chi mi segue.

Le sedute durano una quarantina di minuti, sono indolori, non invasive, escluso qualsiasi effetto indesiderato o collaterale.

L’impegno in questa fase è piuttosto gravoso perché richiede due sedute a settimana.

Poco male, se le sedute si rivelassero davvero benefiche o risolutive (a parte il piccolo particolare che per raggiungere la sede della sperimentazione devo affrontare due ore e un quarto di treno, e altrettanto tempo devo calcolare per tornare al mio domicilio).

La buona notizia è che alla seconda seduta (tutte quelle che ho fatto finora, e domani ho la terza), l’acufene all’orecchio destro si è azzerato, e il fischio all’orecchio sinistro si è ridotto in maniera sostanziale.

E mi auguro che alla quindicesima seduta i miei acufeni siano solamente un ricordo…