Successi con gli Acufeni, i consigli di Glenn Schweitzer per la patologia

Successi con gli acufeni

Successi con gli acufeni, la storia di Glenn Schweitzer

Nel suo ultimo libro “Rewiring Tinnitus“, l’autore, Glenn Schweitzer, racconta dei propri successi con gli acufeni e Ménière.

Recentemente ha scritto anche un articolo per Hearinghealthmatters.org sulla sua esperienza con gli acufeni.

Pensando di fare cosa gradita ai lettori, ne propongo di seguito alcuni stralci con poche e brevi righe di commento, chissà che non aiutino anche noi ad avere successi con gli acufeni.

«Per quanto a lungo possa andare indietro nel tempo, ricordo che il silenzio aveva un suono. Quando ero un bambino, pensavo che tutti riuscissero ad ascoltare il tono morbido e acuto che io ero in grado di sentire quando era tranquillo. Non era un suono fastidioso; era solo normale. Sette anni fa, mi è stato diagnosticata una patologia incurabile dell’orecchio interno chiamata malattia di Ménière, e improvvisamente il tono tranquillo che non mi ha mai disturbato prima, si è trasformato nel suono insostenibile delle sirene sparato nelle orecchie.» Successi con gli acufeni

Un’esperienza che abbiamo provato tutti

Alzi la mano chi non ha sperimentato prima o poi una simile situazione di disagio, più o meno insopportabile, soprattutto al manifestarsi della patologia.

«Quando vivi con l’acufene lo stimolo sonoro non si ferma mai, e può trasformare la tua vita in un incubo.»

E qui arriva la notizia interessante, perché l’autore spiega i suoi successi con gli acufeni.

«Oggi sono felice di riferire che i miei acufeni non mi disturbano affatto. Diversi anni fa, mi sono imbattuto  infatti in un semplice esercizio che ha cambiato radicalmente il modo in cui reagisco al problema.»

Come si sono realizzati i successi con gli acufeni

A questo punto l’Autore fa una doverosa premessa, che è che questa: «Nonostante la mancanza di consapevolezza del pubblico, l’acufene è in realtà un problema di salute estremamente diffuso. Secondo la maggior parte delle stime, colpisce il 10-15% della popolazione mondiale. Ciò vuol dire circa 50 milioni di persone solo negli Stati Uniti e quasi 600 milioni di persone in tutto il mondo. È anche la principale causa di disabilità tra i veterani dell’esercito degli Stati Uniti, superando anche il Post Traumatic Stress Disorder (PTSD).»

A questo punto si pone il problema di sapere come le persone che ne sono colpite si comportano per venire a capo del fastidio.

«Molte persone imparano a conviverci e spesso scoprono che ne sono infastidite sempre meno nel tempo. Ma le persone che sono invece torturate dall’acufene, sono fortunate se vengono a conoscenza delle opportunità e opzioni di trattamento. Troppo spesso sono infatti convinte che devono solo “conviverci”, e questo per me è inaccettabile, perché esiste sempre una speranza per tutti

Quindi in sostanza la domanda è: gli acufeni sono un problema per te, o non ti danno fastidio?

Infatti Glenn pone la questione in questo modo: «Sono arrivato a credere che quando hai l’acufene, l’unica domanda che conta davvero è: “Ti dà fastidio?“. Perché se ti crea fastidio, puoi fare qualcosa al riguardo. È l’unico aspetto che hai il potere di cambiare

E qui occorre fare di nuovo una premessa ulteriore che ci permetterà di ottenere gli sperati successi con gli acufeni.

«Il cervello umano è incredibilmente in grado di filtrare il rumore di fondo, quello privo di senso, dalla nostra cosciente consapevolezza. Ciò avviene attraverso un processo mentale chiamato assuefazione. È grazie a questo meccanismo che riusciamo a portare avanti una conversazione in un ambiente dove tanta gente discute.»

Forse però non abbiamo pensato prima che possiamo sfruttare questo meccanismo a nostro vantaggio contro gli acufeni: «L’assuefazione è anche la risposta agli acufeni.»

«Ma c’è un problema – avverte l’autore – È semplicemente impossibile sintonizzarsi su un suono che implica una minaccia o comporta un’associazione negativa di qualsiasi tipo, entrambi applicabili all’acufene. Percepiamo il suono per monitorare il nostro ambiente al fine di sventare le minacce del mondo esterno, e non vorremmo disattendere per nulla al mondo il suono di qualcosa di pericoloso. Sfortunatamente, il nostro cervello non può distinguere tra una minaccia solamente percepita, come l’acufene, e un pericolo reale, quindi la nostra reazione emotiva sarà la stessa, sia per il pericolo percepito, sia per quello reale. Finiamo in uno stato perenne di combattimento o fuga, una risposta allo stress che non finisce mai, perché il segnale sonoro non si ferma mai. Il risultato è un circolo vizioso di frustrazione, dolore e turbamento emotivo.»

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Scrive Glenn: «L’unica cosa che in realtà possiamo cambiare è proprio la nostra risposta emotiva», che è poi proprio quella che ci impedisce di abituarci allo stimolo sonoro, e a non percepirlo come un costante pericolo.

Ma come cambiare la risposta emotiva?

Glenn ci è riuscito grazie alla meditazione. All’inizio quasi per caso, poi sempre con maggiore consapevolezza.

«Quando mediti, la tua mente tende a vagare. Succede a tutti, specialmente alle persone che sono all’inizio del percorso, ma non significa che si stia sbagliando per questo. Nel caso la mente vaghi, si riporta indietro l’attenzione, si ricomincia daccapo, e così via. Quella volta però accadde qualcosa di strano: quando la mia mente iniziò a vagare, si allontanò dal segnale sonoro [acufeni]. Per quel breve momento, il mio acufene non mi aveva affatto infastidito. Era profondo.»

In pratica, cosa succede se nel corso della meditazione ci si focalizza sullo stimolo sonoro, piuttosto che sul respiro, come siamo abituati a fare meditando?

«Una sera, sdraiato sul letto, cercando invano di ignorare lo stimolo sonoro e meditare allo stesso tempo, ho avuto un’idea. Se la meditazione comporta il concentrare la mia attenzione su un singolo punto di consapevolezza, come il respiro, cosa accadrebbe se mi concentrassi invece sul mio acufene? Mentre continuavo a meditare, concentrandomi sull’acufene, ho iniziato a sentirmi molto rilassato. Quando ho smesso di lottare per ignorare il mio acufene, sono stato improvvisamente in grado di meditare molto più profondamente.»

Sorpresa!

«La cosa più sorprendente di tutte è stata che quando ho finito di meditare, il mio acufene sembrava non darmi più fastidio. Non ci potevo credere. Sul momento non lo capii, ma il mio cervello stava iniziando ad associare il profondo rilassamento della meditazione allo stimolo sonoro del mio acufene e per la prima volta ho provato sollievo.»

Possibile? Credibile? Glenn ci ha appena detto che la cosa è sembrata incredibile a lui stesso per primo.

Non restava che osservare cosa sarebbe accaduto in seguito.

«Nelle settimane seguenti, ho continuato a praticare la tecnica e sono stato in grado di abituarmi completamente. Dopo aver sofferto per così tanto tempo, mi sono sentito come se avessi scoperto una specie di strana superpotenza. Stavo andando molto meglio; i miei livelli di stress diminuivano e il mio acufene si era ridotto a tal punto da non infastidirmi più di tanto.»

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La conclusione di Glenn è in linea con quanti non disperano di trovare un modus vivendi, per così dire, sopportabile per gli Acufeni e Ménière:

Potrebbe non esserci una cura per l’acufene, ma oggi c’è una speranza se cambiamo la nostra reazione allo stimolo sonoro e all’abitudine del cervello di percepirlo come un pericolo incombente.

 

Potrebbe non andare via, oppure diventare più tranquillo, ma possiamo impedire che continui a  infastidirci. In ogni caso va bene così.

 

Perché quando smette di darci fastidio, smettiamo di reagire e iniziamo a sintonizzarci in modo naturale.

 

Possiamo migliorare la nostra qualità di vita e questo è ciò che conta di più.

Oltre ai suoi blog su acufeni e Meniere, Glenn Schweitzer ha recentemente pubblicato il libro Rewiring Tinnitus che fornisce tecniche, strategie e meditazioni per aiutare coloro che lottano con l’acufene.

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