Sentire liberamente. Meglio se con la tecnologia d’alta gamma

Sentire liberamente

Sarebbe bello poter sentire liberamente

In effetti non è neppure così difficile poter sentire liberamente, basta avere a disposizione gli strumenti più adeguati, specie se le via di trasmissione naturale del suono ha dato forfait, ed è sopravvenuta la sordità, per intenderci.

E’ quello che si propone di fare ogni azienda produttrice di apparecchi acustici, c’è poi chi ci riesce meglio e chi un po’ meno, ma la sostanza è quella.

Oggi mi sono preso la briga di…

Mi sono preso la briga di andarla a trovare una di queste aziende che producono apparecchi acustici e ho fatto tappa a Livorno per visitare Horentek.

Ad accogliermi il dr. Claudio Paganelli, presidente, che mi ha rilasciato l’intervista che puoi vedere integralmente nel video che trovi in questa pagina.

Dove è scritto che un apparecchio acustico di alta gamma…

Dov’è scritto che un apparecchio acustico di alta gamma debba essere riempito come un uovo di orpelli che poi gran parte degli utenti non utilizzerà mai?

Già, dov’è scritto in effetti che il bluetooth, per fare un esempio, debba essere obbligatoriamente presente in tutti gli apparecchi acustici esistenti, soltanto perché la tecnologia digitale lo consente?

E’ per una reale esigenza del paziente, o non si tratta piuttosto di un modo come un altro per far lievitare il prezzo di mercato di un apparecchio che diversamente (cioè senza tanti orpelli) potrebbe essere tranquillamente proposto a un prezzo di poche centinaia di euro?

Assolvendo cioè alla funzione essenziale che l’apparecchio acustico deve soddisfare, che è quella di far sentire liberamente il paziente/cliente.

Perché, parliamoci chiaro, la tecnologia analogica negli apparecchi acustici è stata sostituita da quella digitale non perché non andasse bene, ma soprattutto perché non offriva ulteriori possibilità di sviluppo, cioè di crescita, ovviamente anche o soprattutto sul piano commerciale.

 

Ma non tutti hanno bisogno del bluetooth

D’accordo, con il bluetooth nell’apparecchio acustico ci si può collegare a questo e a quello, e fra poco riusciremo anche a fare il caffè; ma è pur vero che un’enorme fetta di persone con difficoltà d’udito nel mondo farebbe già i salti mortali per poter tornare a sentire liberamente, senza per forza doversi collegare allo smartphone (che non possiede, né ora né mai).

A dirlo è lo stesso Paganelli, appena di ritorno dalla Cina come mi dice nel corso dell’intervista, che nell’Estremo Oriente vede, in una prospettiva piuttosto ravvicinata, uno dei mercati d’elezione.

E non perché non vi siano già presenti e ben rappresentate le multinazionali degli apparecchi acustici, ma perché Horentek vuole diffondere l’idea di un approccio diverso al problema sordità e ipoacusia.

Come? Attraverso la formazione in loco di personale specializzato che non si limiti a vendere protesi a chi può permettersele, cioè a caro prezzo; e prendendo invece a cuore il problema di chi ha perso l’udito e non può pagare cifre esorbitanti per acquistare un apparecchio acustico e obbligatoriamente anche il bluetooth che non gli serve proprio.

Ecco, Horentek ha deciso di fare questo

Horentek ha deciso di focalizzarsi su quei Paesi a basso reddito che hanno bisogno di apparecchi acustici affidabili e destinati a durare nel tempo (niente scadenza programmata), che adottano tecnologia d’alta gamma e rispondono alle effettive necessità dei pazienti: sentire liberamente e difendersi dagli acufeni. Il tutto a un costo molto contenuto. Stop, il resto non ci compete (non me l’ha detto Paganelli ma non ho fatto fatica a capire cosa intendesse di preciso).

Quali Paesi? Cuba, in primo luogo, che ha dato sicuramente all’azienda grandi soddisfazioni finora e altre promette di darne perché è un ponte verso Guatemala, Venezuela e altri Paesi amici dell’America Latina.

Horentek è però aperta anche verso l’Europa dell’Est, e infatti a brevissimo aprirà una sede nella Repubblica Ceca. Vendiamo inoltre in Grecia e in altri Paesi europei – aggiunge Paganelli – anche se non abbiamo sviluppato finora una vera campagna di marketing mirato.

Tutto questo è documentato anche in termini numerici, stante il fatto che il 90% della produzione Horentek è destinata all’estero.

E il restante 10%? Allocato in Italia, grazie alle sedi di Livorno e Provincia, e Varese, oltre ai clienti sparsi qua e là sul territorio italiano.

Quota destinata a crescere? Sicuramente.

Come rispondono gli Audioprotesisti italiani?

Ahi, ahi, mi rendo conto d’aver toccato un tasto dolente. Ma Paganelli non si scompone e dice pane al pane.

Detto in soldoni, gli Audioprotesisti di una certa età, quelli che hanno già tirato i remi in barca, diffidano delle novità com’è lecito aspettarsi, e in sostanza restano aggrappati al marchio e al software che conoscono bene (anche nei limiti) e mai si staccherebbero dalle sottane di mammà per così dire.

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Un discorso prettamente economico? Niente affatto. Un problema culturale invece, che bisognerebbe smontare se non si vuole che la categoria degli Audiprotesisti si riduca a generare dipendenti e impiegati da valutare un tanto a protesi venduta.

Mentre l’interesse precipuo, cioè principale, andrebbe spostato sulla soluzione del problema di chi non ci sente e soltanto dopo dovrebbe essere preso in considerazione l’aspetto economico e commerciale.

E i giovani, quelli appena sfornati dall’università? I giovani sono più aperti, disponibili a valutare altre opzioni, magari più semplici, magari più innovative.

Horentek punta a creare una relazione di fiducia soprattutto con questi ultimi, perché anche in Italia si affermi la cultura del sentire liberamente, possibilmente a costi contenuti.

Come del resto recitano i due claim aziendali, cioè “Free to hear” e “Revolution made in Italy“.

Chi è disposto ad accettare la sfida?

Di seguito le domande a Paganelli, le risposte le trovi nel video

Come possiamo definire l’Azienda Horentek? Specializzata soprattutto nella produzione di apparecchi acustici, o piuttosto nella commercializzazione di apparecchi prodotti da terzi?

Una realtà di produzione che si pone fra le pochissime esistenti in Italia a quale livello? Artigianale, industriale?

Horentek e il mercato nazionale e internazionale. Qual è il peso dell’uno (nazionale) e dell’altro (internazionale)? In termini di risultati acquisiti e di prospettive future?

Nel dettaglio, per quanto riguarda il mercato italiano quali sono le strategie di comunicazione che Horentek adotta per valorizzare il proprio marchio? (pubblicità/rete vendita ecc.)

In particolare come si pone nei confronti degli Audioprotesisti italiani? Organizza per loro meeting, convegni, eventi d’informazione e formazione?

Qual è la risposta da parte dei diretti interessati? E qual è per Horentek l’Audioprotesista ideale?

Di marchi “storici” in Italia ne vengono già commercializzati parecchi: quali sono le caratteristiche degli apparecchi Horentek che dovrebbero determinare la scelta per questo prodotto da parte degli Audioprotesisti e in ultima analisi per i pazienti/clienti? Per esempio, di quali tecnologie si avvalgono gli apparecchi Horentek per migliorare la comprensione del parlato in ambiente rumoroso?

Ha tempo 30 secondi per lanciare un messaggio agli Audioprotesisti. Propone un’offerta strepitosa e irrinunciabile sul piano commerciale, o li invita a riflettere sul ruolo che hanno dal punto di vista sociale e dello stile di vita?

 

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