Prove in situ, quanti Audioprotesisti le applicano in Francia

Prove in situ

Prove in situ, vengono applicate in Francia?

Ho parlato delle prove in situ in varie occasioni.

Allora il discorso verteva sugli Audioprotesisti italiani, e il riferimento era all’indagine che il professor Pietro Scimemi (Università di Padova) aveva condotto fra i professionisti del settore, insieme all’Audioprotesista Cristian Borghi, docente a sua volta all’Università di Pavia.

I risultati della ricerca di Scimemi e Borghi hanno evidenziato come soltanto una sparuta minoranza degli Audioprotesisti italiani faccia ricorso alle prove in situ per verificare il guadagno uditivo da parte del cliente/paziente dopo l’applicazione e la regolazione degli apparecchi acustici.

Le 5 motivazioni di Terry Ross per le mancate prove in situ

In precedenza (2012; la ricerca di Scimemi è del 2016) Terry Ross, Director of Business Development at Beltone Corporation, in un documentato articolo di cui pure ho dato conto, spiegava il perché della resistenza degli Audioprotesisti nell’applicare le prove in situ.

 

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La maggior parte degli Audioprotesisti infatti prende in considerazione solamente le specifiche del costruttore senza curarsi del reale beneficio che ne deriva effettivamente al soggetto portatore di apparecchi acustici.

Terry Ross ha scoperto che gli Audioprotesisti non eseguono le prove in situ per cinque motivi, tutti da considerare puntualmente inesistenti, o di comodo:

  1. “Le misurazioni in situ richiedono troppo tempo.” Questa scusa è semplicemente ridicola. In realtà, una volta che ci si è impadroniti del protocollo – sostiene Ross – il tempo necessario per eseguire correttamente le prove non richiede più di 3-5 minuti per orecchio. Senza contare che un corretto fitting iniziale riduce drasticamente del 45-50% la necessità di visite ulteriori post-fitting.
  2. “Eseguo fitting apparecchi acustici con successo da oltre vent’anni e non ho quindi bisogno di far ricorso a specifiche prove in situ. Piuttosto arrogante, non vi pare? – è il commento di Ross. E si domanda come faccia questo professionista a essere così sicuro di aver realmente ottimizzato l’adattamento degli apparecchi acustici all’orecchio del paziente. Su quali dati inoppugnabili si basa la sua affermazione? Dispone di una prova oggettiva?
  3. “Mi basta fare affidamento sul fitting standard a cura dell’azienda produttrice”. Purtroppo non basta. Studi ripetuti nel tempo dimostrano che le performance degli apparecchi acustici possono discostarsi anche di 15-40 dB dal target desiderato rispetto al fitting standard a cura del produttore. Seguendo l’algoritmo dell’azienda produttrice – ancora Ross – si arriva nelle vicinanze, ma non all’indirizzo esatto! E il paziente vuole invece arrivare esattamente a destinazione…
  4. “Ho il timore di dover ammettere che il fitting eseguito in precedenza, senza prove in situ, fosse sbagliato”. Questa è una risposta reale che Ross ha avuto da un Audioprotesista. In realtà il professionista dovrebbe essere felice di avere a disposizione lo strumento per correggere in un attimo una valutazione errata!
  5. “Sono terrorizzato all’idea di dover introdurre il sondino nell’orecchio del paziente”. Questo timore è legittimo – afferma Ross. E aggiunge: «Se andiamo a vedere come stanno realmente le cose, credo che questo sia il vero motivo per cui le prove in situ non vengono eseguite.» Come si supera questa difficoltà? Ross suggerisce che l’unico modo per acquisire una tecnica è quella di far pratica, coinvolgendo il paziente e chiedendo la sua collaborazione per evitargli eventuali fastidi.

Analoghe ricerche sono state eseguite su un vasto campione di Audioprotesisti, anche negli USA e hanno fatto registrare risultati analoghi: pochi usano le prove in situ e i perché sono sempre gli stessi, cioè quelli rilevati da Ross.

Il sondaggio fra gli Audioprotesisti francesi

Recentemente un sondaggio sulle prove in situ, così come vengono applicate dagli Audioprotesisti francesi è stato effettuato da Capucine Marmorat.

Intervistata dal blog Audioprothésiste, l’autrice ha rivelato che lei stessa non usa in prima persona le prove in situ tutti i giorni e in tutte le occasioni, ma soltanto quando riscontra difficoltà nella regolazione degli apparecchi o come controllo per le regolazioni effettuate.

Più in generale, incalza l’intervistatore, quali sono gli ostacoli che rendono difficili le prove in situ per gli Audioprotesisti?

Sostanzialmente tre, risponde Marmorat: mancanza di tempo, di formazione, di ragguagli e indicazioni da parte delle ditte costruttrici.

Quanto alla formazione non c’è dubbio, sostiene l’autrice, che si dovrebbe fare di più per rendere la pratica alla portata di tutti gli operatori nella quotidianità professionale.

Audioprotesista migliore se effettua le prove in situ?

A questa domanda Marmorat risponde che sarebbe troppo semplicistico ragionare in questo modo. Sicuramente le prove in situ fanno la differenza per l’Audioprotesista, ma non può certo essere questo l’unico criterio per valutarne la professionalità.

Ciò non toglie che le prove in situ restino una pratica molto efficace per la regolazione degli apparecchi acustici.

Senza peraltro dimenticare che dai dati della ricerca si evince che in Francia la pratica viene applicata dagli Audioprotesisti in una proporzione che va dal 59 al 67%, contro il 40% stimato negli USA, giusto per fare un esempio

Tuttavia è da notare, come viene sottolineato che nel caso degli USA, ma anche per l’Italia nella ricerca di Scimemi, molte volte gli Audioprotesisti rispondono al questionario affermando di praticare le prove in situ, ma questa affermazione è poi di fatto smentita dalle domande di controllo, le cui evidenze vanno in senso nettamente contrario.

In conclusione cosa interessa a te?

Se porti gli apparecchi acustici e il tuo Audioprotesista ti dice che meglio di così non ci potrai mai sentire, chiedigli se ha applicato su di te le prove in situ.

Può darsi che l’abbia fatto, ma può darsi anche di no.

Per te cosa cambia?

Cambia il fatto che ci potresti sentire meglio, ma nessuno finora te l’ha detto.

Se non ci credi, prova a leggere questo mio post dove racconto cosa è accaduto a me con i miei apparecchio acustici.

Buona lettura!

Qui trovi la ricerca di Capucine Marmorat su Audioprotesisti francesi e prove in situ

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