Fisioterapia per Acufeni e Ménière. Basta sceglierne una a caso?

fisioterapia per acufeni e Ménière

Fisioterapia per Acufeni e Ménière, quale scegliere?

Ci dicono, se soffriamo di queste patologie, che tutto potrebbe tornare a posto, o quasi, se iniziassimo un percorso specifico di fisioterapia per Acufeni e Ménière. Vero.

Non che tutto torni davvero a posto, ma per esperienza personale posso dire che sicuramente la situazione non potrà che migliorare, di poco o di tanto, dipende dal punto di partenza e dalla gravità del caso.

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Il problema semmai è di scegliere o di affidarsi a un professionista che metta in pratica un’adeguata fisioterapia per Acufeni e Ménière. Perché non tutte le discipline fisioterapiche sono uguali.

Alcune potrebbero addirittura peggiorare la situazione, anzi decisamente quasi tutte.

Perché? Semplicemente perché oggi tutti parlano di “cervicale” o di “postura“, per fare qualche esempio, e da queste fanno derivare più o meno tutti nostri mali, ma poi all’atto pratico si limitano a “lavorare” questo o quel distretto (così dicono i medici) del nostro corpo, senza curarsi dell’insieme.

Se tiro da una parte, è probabile, per non dire certo, che il resto del corpo manifesti squilibri da qualche altra parte, lo capisce anche un bambino, come si dice.

La struttura modifica la funzione

Il nostro organismo è un tutt’uno, e non è possibile occuparci soltanto del piede che ci fa male, per fare un altro esempio, senza tener presente che intervenendo sul piede, inevitabilmente metteremo in crisi un’altra parte del corpo, non importa quanto lontana dal piede.

Il nostro corpo è come una catena, ogni parte è legata a un’altra, e tutte insieme formano un insieme di catene muscolari coerenti.

Vuol dire che non ne possiamo modificare una senza modificare le altre, creando cioè compensi o scompensi da un’altra parte.

Vuol dire che dobbiamo prendere in considerazione tutta la struttura del nostro corpo nel suo insieme se vogliamo che si modifichi una determinata funzione, per esempio quella della famosa “cervicale”.

Per mettere a posto la quale non basterà agire su di essa, con manipolazioni più o meno violente, ma occorrerà riportare nel suo asse naturale tutta quanta la struttura del corpo.

Allora, quale fisioterapia per acufeni e Ménière scegliere alla luce di queste considerazioni?

Mi sono affidato al Metodo Monari

E’ facile capire che se non basta intervenire (tric-trac) nel corso di una semplice seduta di fisioterapia sulla cervicale, per esempio, allora per ottenere risultati duraturi dovremo iniziare un percorso di fisioterapia prolungato nel tempo, rispettando i tempi del corpo, senza rischiare di sottoporlo a traumi improvvisi.

Se dobbiamo intervenire sulla struttura del corpo nel suo complesso, dovremo avere pazienza e riportare lentamente la situazione al punto di partenza, nella proporzione stabilita grazie al numero aureo, quello che ritroviamo nella perfezione delle sculture dell’antichità e non solo.

Naturalmente tutte queste belle cose non sono farina del mio sacco, ma le vado assimilando da tempo immemorabile.

Da quando cioè, alla ricerca di una fisioterapia per acufeni e Ménière, mi sono imbattuto nel Metodo Monari, una disciplina che si discosta parecchio dalla fisioterapia classica, per non dire che è l’esatto contrario.

Cosa ho imparato dal Metodo Monari

Primo, che tentare di correggere un particolare difetto del corpo (per esempio il modo in cui si comporta la nostra “cervicale”) che ci crea grande sofferenza, come nel caso di acufeni e Ménière, è un’operazione del tutto inutile se non addirittura dannosa.

La cervicale tornerà a posto da sola quando saremo finalmente riusciti a capire (non tanto con la mente quanto con il cuore, cioè con il nostro sentire) il perché di quel particolare atteggiamento e di quella sofferenza.

Inutile quindi intervenire direttamente sulla cervicale, mentre dovremmo piuttosto preoccuparci delle “catene” che la trattengono, in modo che la sua funzione torni a essere quella naturale, sciolta dai legami che la trattengono.

Allora saremo in grado di tornare a respirare, e anche Acufeni e Ménière ci lasceranno respirare come tutti auspichiamo succeda un giorno o l’altro, ma non certo per chissà quale miracolo…

Secondo, che è del tutto inutile se non dannoso, continuare a ripetere ossessivamente a un bambino “stai dritto!“, quando lui è stato abbondantemente maltratto dal comportamento degli adulti, sistema educativo compreso, anzi principale responsabile.

Se la struttura di quel corpicino, che sta alla base di quelle spalle curve, non torna nel suo asse naturale, hai voglia di raccomandare di stare dritto…

Scrive Maddalena Monari, autrice del Metodo (che adesso ha riversato nel libro “I muscoli hanno un cuore“):

«Sulle nostre sensazioni ed emozioni si formerà il pensiero. Negando i bisogni, il pensiero è costretto a fare a meno di una parte delle nostre emozioni. Paul Ekman ha dedicato la sua attività di ricerca a esperimenti volti a indagare i cambiamenti di umore connessi con l’attivazione dei muscoli facciali (cfr. Ekman, 2003, 2010).

Se alla vista dell’espressione di un viso un individuo contrae gli stessi muscoli facciali, arriverà a provare i medesimi sentimenti.

Questo succede anche con tutto il corpo: per esempio, se la mamma ha un viso sofferente, o irrigidisce il corpo, il bambino avverte il suo stesso stato d’animo. I suoi neuroni specchio lo mettono in connessione con la mamma permettendogli di percepirne lo stato emotivo. Il circuito dei neuroni specchio si attiva, ad esempio, alla vista di contratture del corpo, di gesti, di movimenti del viso o all’ascolto del tono della voce (cfr. Rizzolatti, Craighero 2004; Rizzolatti, Sinigaglia 2006).

La connessione tra le espressioni del viso e quelle del corpo è collegata con specifici stati d’animo fin dalla nascita. I bambini imitano le espressioni del viso e i movimenti del corpo dei genitori, o di chi li accudisce, abbinandoli agli stessi stati emozionali. Questo permette loro di costruirsi una “teoria della mente” e di portare a termine l’intenzione presunta, quindi non solo di osservare ma di reagire alle espressioni di negazione o alle approvazioni non verbali. Da subito inizia un linguaggio non verbale che per tutta la nostra vita rimarrà più importante e veritiero nella comunicazione con gli altri rispetto a qualsiasi discorso.

Questo ci porta a fare alcune considerazioni sulla comunicazione e sulla crescita dei figli. Molti genitori si sforzano di essere quasi perfetti, ma il bambino è in contatto con quello che essi sentono, con le loro contratture, con la loro voce.

Possiamo confonderlo in futuro con le parole, ma le sue connessioni neuronali sono già formate, azioni e reazioni ad alcuni gesti rimarranno sempre primari rispetto alle parole.»

Comprendi l’importanza? (direbbe Mario Pio, alias Alberto Sordi, il compagnuccio della parrocchietta).

Prendendoci cura della struttura del corpo, grazie a una specifica fisioterapia per acufeni e Ménière, non soltanto restituiremo alla cervicale, per rimanere all’esempio, la sua naturale funzione (con attenuazione o scomparsa dei sintomi di acufeni e Ménière), ma risparmieremo anche ai nostri eredi contratture muscolari devastanti che a lungo andare perpetueranno le nostre patologie anche su chi, volente o nolente, si è “specchiato” in noi, bell’esempio…

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